4 Settembre 2012

Hesse e la nostalgia per le preghiere recitate davanti a un altare

Hesse e la nostalgia per le preghiere recitate davanti a un altare Tempo di lettura: 2 minuti

A novant’anni dalla sua prima pubblicazione, Adelphi pubblica una nuova edizione di Siddharta, il più noto romanzo di Hermann Hesse, correlato con alcuni suoi scritti inediti. Uno di questi inediti è anticipato dalla Repubblica del 2 settembre. Hesse ha già abbandonato il protestantesimo per le religioni orientali, e scrive: «Lì nulla mi  incalzava da presso, lì non dominava il sentore di quei modesti pulpiti pitturati di grigio né delle pietistiche scuole domenicali: la mia fantasia poteva spaziare. Io potevo accogliere in me senza resistenze i primi messaggi che mi giungevano dal mondo indiano e i cui effetti sarebbero durati per tutta la vita (…). In anni lontani questi pensieri mi inducevano a guardare con una certa invidia e reverenza alla Chiesa cattolico-romana, e il mio anelito di protestante verso la forma consolidata, la tradizione, l’epifania dello spirito mi aiuta ancor oggi a mantenere desta la mia venerazione per questa suprema entità culturale dell’Occidente. Eppure, anche questa mirabile Chiesa-cattolica mi appare degna di venerazione solo a una certa distanza: non appena mi avvicino, anch’essa, come qualsiasi creazione d’uomo, emana un intenso odore di sangue e violenza, di politica e bassezza. E nondimeno mi capita di tanto in tanto, d’invidiare al cattolico la possibilità di recitarle davanti a un altare, le sue preghiere, anziché nel chiuso di una stanzetta spesso troppo angusta, e di filtrarla attraverso la grata di un confessionale, la confessione dei suoi peccati, anziché esporli sempre e soltanto all’ironia di un’autocritica solitaria».