26 Aprile 2013

San Francesco, la misericordia e il giudizio

San Francesco, la misericordia e il giudizio Tempo di lettura: 2 minuti

San Francesco e il lebbroso. Tavola custodita presso il monastero delle clarisse di Oristano

«Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a far penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e feci misericordia con essi. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza dell’anima e del corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo». Così san Francesco d’Assisi racconta la sua conversione, coma da Fonti Francescane (110), riportate sull’Osservatore romano del 25 aprile a cura di Felice Accrocca. Una conversione all’insegna della misericordia, parola che ha sempre avuto un posto principale nel cuore del santo. 

Così, nella Lettera a un ministro, scriverà: «E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me servo suo e tuo, se farai questo, e cioè che non ci sia alcun frate al mondo che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede; e se non chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia. E se in seguito mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore; e abbi sempre misericordia di tali fratelli».

Per Accrocca, Francesco aveva ben presente l’accenno di san Giacomo che recita: «il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia: la misericordia invece ha sempre la meglio sul giudizio». Tanto da scrivere: «Coloro che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che che non hanno usato misericordia».

E, concludendo l’articolo, Accrocca spiega che era «un uomo pacificato quello che scriveva tali cose», lo stesso che scrive nelle Ammonizioni:

Dove è carità e sapienza,

ivi non c’è timore né ignoranza.

Dove è pazienza e umiltà,

ivi non è timore né ignoranza.

Dove è povertà con letizia,

ivi non è cupidigia né avarizia.

Dove è quiete e meditazione,

ivi non è affanno e dissipazione.

Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa,

ivi il nemico non può trovare via d’entrata.

Dove è misericordia e discrezione,

ivi non è superfluità né durezza.

 

 

Nota a margine. A volte nel rileggere alcuni articoli, si rimane con qualcosa addosso, giù nel profondo del cuore. Come accaduto per questo. Così che quell’Ammonizione di san Francesco suona, risuona, dolce preghiera.