24 Febbraio 2014

Ucraina e Venezuela: la controffensiva neocon

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L’Ucraina è stata liberata e si apre alla democrazia. Questa almeno la narrazione dei media. La realtà invero è alquanto più complessa, come abbiamo scritto in precedenza e come ha rivelato anche la telefonata intercettata dell’ambasciatrice americana a Kiev Victoria Nudland riportata sul nostro sito, che rivelava le pesanti ingerenze Usa nei moti di piazza Maidan. Ora che l’opposizione ha vinto, che il presidente eletto con elezioni regolari – come certificato dall’Ocse – è inseguito da un mandato di cattura spiccato dai vincitori, si apre il problema finora ignorato dai media: la possibile divisione del Paese, dal momento che a una parte occidentale da sempre legata all’Occidente, in particolare alla Polonia, si contrappone una zona orientale legata culturalmente ed economicamente alla Russia. A quest’ultima area, tra l’altro, appartiene la Crimea, regione russa che nel 1954 Krusciov consegnò all’Ucraina, e che ospita la flotta russa di stanza nel Mar Nero, presidio che Mosca ritiene di primaria importanza strategica. E si apre il dibattito sul futuro della nazione, che potrebbe anche sfociare in una guerra civile tra Est e Ovest.

In un’intervista rilasciata alla Stampa del 23 febbraio, Richard Perle, accomunato alla Nudland dall’ideologia neocon, si è affrettato a spiegare che l’Ucraina deve entrare subito nella Nato: una mossa che suonerebbe come un atto di guerra rivolto a Mosca e quindi inaccettabile da Putin. 

Ma ci sarà tempo per vedere come evolverà la situazione, in questa sede ci limiteremo ad alcune osservazioni. La prima è che il rivolgimento avvenuto in Ucraina era impensabile solo un mese fa: una prova di forza notevole da parte dell’Occidente, vinta grazie all’enorme flusso di denaro investito tramite le ong presenti in loco e ai cospicui finanziamenti di alcuni oligarchi ucraini “amanti della libertà”. Ed è avvenuta in contemporanea con i moti di piazza in Venezuela, altro Paese da tempo nel mirino del Dipartimento di Stato Usa. Due Stati chiave: se l’Ucraina è decisiva per condizionare la Russia, il Venezuela è uno Stato chiave per il Sud America (solo per fare un esempio: il petrolio venezuelano fu decisivo per far uscire l’Argentina dal crollo economico del 2001). Il Venezuela del post Chavez ha già vissuto un momento critico quando, il 25 luglio scorso, in coincidenza del viaggio del Papa in Brasile, fu sventato un colpo di Stato. Oggi si assiste a un braccio di ferro tra chavisti e forze di opposizione, con moti di piazza simili a quelli ucraini. Tanto che il Presidente Maduro, sparigliando il teatrino messo in scena localmente, ha chiesto di trattare direttamente con gli Stati Uniti.

Insomma, quello che sta avvenendo è una sorta di controffensiva internazionale da parte degli ambienti neocon Usa – e non solo -, che hanno subito come uno scacco il mancato intervento in Siria di questa estate. Anche perché la guerra siriana, sulla quale avevano puntato tanto, non va secondo i loro piani.

Una controffensiva lanciata in un momento particolare: ovvero durante le Olimpiadi di Sochi, le quali avrebbero dovuto consacrare davanti al mondo il momento positivo di Putin, reduce dalla vittoria diplomatica estiva in Siria. Una controffensiva che ha anche un alto valore simbolico, dal momento che è stata lanciata in violazione della pax olimpica. D’altronde la guerra infinita, questo il nome che era stato scelto in un primo momento per la guerra in Afghanistan scatenata all’indomani dell’11 settembre, non può conoscere tregue.

Altra considerazione che s’impone è che l’Europa nell’offensiva ucraina è stata succube dei progetti neocon. Ne ha assecondato i piani, nonostante la guerra a Putin sia contraria ai suoi interessi geopolitici ed economici. Da questo punto di vista è uscita sconfitta in particolare la Germania, che ha notevoli scambi economici con la Russia. Ha tentato in ogni modo di trovare una mediazione tra governo e opposizione ucraini, ma si è trovata da sola ad affrontare la marea montante. Tragica eterogenesi dei fini: imponendo all’Europa la politica del rigore ha fiaccato, se non distrutto, quell’idea di una comunità di popoli che ne rappresenta le fondamenta ideali. Ha voluto imporre agli altri Paesi la propria egemonia, riducendo a comparse le altre nazioni. Così facendo si è ritrovata da sola a contrastare progetti nati oltreoceano ed ha subito un tragico scacco. D’altronde l’idea della grande Germania, riesumata al tempo dell’unificazione della stessa, è strutturalmente contraria all’idea di Unione europea: o una comunità di popoli o una egemonia tedesca sul resto dell’Europa, non è possibile una conciliazione. Così, insieme a Putin ha perso anche la Merkel, che fino a ieri era considerata la donna più potente del mondo… 

Gli sviluppi, in Venezuela e in Ucraina, sono ancora imprevedibili. Le Olimpiadi sono finite e Putin, finito l’incubo di un attentato olimpico – le minacce in tal senso erano reali – è più libero di agire. Se la Germania ha imparato qualcosa dai suoi errori, è ancora possibile evitare che l’Ucraina diventi un nuovo campo di battaglia tra Oriente e Occidente. Difficile, ma non impossibile.