18 Luglio 2013

"Non favorì Provenzano", assolto il generale Mori

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«Il fatto non costituisce reato», questa la sentenza dei giudici di Palermo, che hanno deciso di assolvere il capo dei Ros dei carabinieri Mario Mori. Un’inchiesta che doveva accertare se Mori fosse venuto meno al dovere di ufficio di perseguire i latitanti di mafia, in particolare Bernardo Provenzano, e che si è conclusa con un nulla di fatto. Nella formula assolutoria, evidentemente, è stata recepita la ricostruzione storica della procura, che vede Mori ottenere indicazioni utili per catturare il boss, ma non si muove o lo fa intempestivamente. Ma diversa è l’interpretazione dei fatti che ne danno i giudici. Occorrerà aspettare le motivazioni della sentenza per conoscere questa interpretazione, al momento sappiamo solo che non si è trattato di deliberata omissione, ma, presumibilmente, di semplici errori o deficit operativi.

È la seconda volta Mori si trova al centro di inchieste del genere e si salva: già al tempo fu indagato per la mancata perquisizione del covo di Riina – allora il pm Ingroia chiese l’archiviazione, ma il gup ribaltò i risultati dell’indagine preliminare e si andò al processo -: assolto anche in quel caso.

Al potente capo dei Ros manca un ultimo ostacolo da superare: quello del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, che si celebra sempre a Palermo e lo vede imputato. Ma la sentenza attuale pone una pesante ipoteca anche su quell’altro dibattimento. Infatti nella ricostruzione dei magistrati di Palermo nel processo per la mancata cattura di Provenzano, la latitanza del boss era stata favorita a seguito di un patto segreto tra questi e lo Stato, in cambio della liquidazione della mafia perdente, quella di Totò Riina, consegnato alle patrie galere.

Insomma, la sentenza attuale assesta un altro colpo all’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia, già indebolita da varie vicissitudini – tra queste, l’inutile quanto dannoso braccio di ferro con Napolitano riguardo alcune intercettazioni avvenute sulle utenze del Quirinale, che ha visto protagonista l’ex pm Ingroia.

Forse la trattativa tra Stato e mafia è materia troppo grande e complessa per poter essere oggetto di un’inchiesta giudiziaria. Forse sarà il tribunale della storia a far luce sulle vicende oscure accadute tra la Sicilia e Roma dopo il crollo del Muro di Berlino e gli inizi degli anni ’90. Dove il “forse” è d’obbligo.