23 Marzo 2015

L'Isis e i viaggi della speranza

L'Isis e i viaggi della speranza Tempo di lettura: 3 minuti

«L’ultimo messaggio porta la data del 13 marzo. Lena, studentessa di medicina, lo ha spedito via WhatsApp alla sorella. Stava viaggiando in autobus da Istanbul verso il confine con la Siria e le aree controllate dall’Isis. Ha scritto: “Non preoccupatevi, abbiamo raggiunto la Turchia e stiamo viaggiando come volontari per aiutare il popolo siriano” […] Lena è inglese, nata nella contea del North Yorkshire […] Quella di Lena Muamoon Abdulqadir non è una storia isolata. Ha rivelato l’Observer che altri otto inglesi, tre già laureati in medicina e cinque studenti, tutti di famiglie emigrate dal Sudan, hanno accompagnato la ragazza del North Yorkshire», destinazione probabile Tel Abyad, i ragazzi sono stati «arruolati per curare feriti e malati dell’Isis». Così inizia un articolo di Fabio Cavalera pubblicato sul Corriere della Sera del 23 marzo.

 

La storia, al di là del taglio romantico-avventuristico che in genere presentano articoli del genere, suscita diverse domande. Anzitutto la prima è alquanto banale: quando si legge di gente che parte dall’estero e va ad arruolarsi nelle fila dell’Isis puntualmente si scopre che la via per raggiungere la meta agognata passa per la Turchia. C’è da chiedersi come sia possibile che la coalizione anti-Isis, guidata dagli Stati Uniti, non riesca a imporre ad Ankara di vigilare un pochettino di più le sue frontiere.

Se fossero sigillate, magari anche grazie a una forza di interposizione internazionale, per l’Isis e suoi compagni di merende si complicherebbe tutto. Ambiguità turche, e non solo.

 

Il viaggio dei medici del terrore inglesi rivelato dai media, non è che la punta di un iceberg che nasconde flussi ben più intensi e ad altro scopo (l’arruolamento militare); e pone domande sui reali controlli di questi flussi, apparentemente indisturbati, da parte delle agenzie di intelligence occidentali.

Eppure si tratta di un fenomeno che pare sia oggetto di contrasto, anche per evitare che i turisti del terrore, tornati in Europa dopo l’addestramento (e dopo aver assaggiato il sapore del sangue), si rendano protagonisti di stragi sul suolo occidentale, cosa che puntualmente è avvenuta in passato. Ma tant’è. Ambiguità dell’intelligence.

 

Il viaggio delle badanti dell’Isis riporta alla memoria quello di Greta e Vanessa, le volontarie italiane partite con kit medico e altro per aiutare il valoroso popolo siriano, rapite  e poi liberate dall’Isis dietro lauto compenso dello Stato italiano.

Oggi una pagina del Corriere ospita una intervista a Vanessa, nella quale la ragazza spiega che rifarebbe tutto… ambiguità delle volontarie.

 

Chiudiamo ricordando un altro viaggio della speranza: alcune settimane fa tutti i giornali riportavano la storia di tre ragazzine inglesi partite dalla Gran Bretagna per unirsi all’Isis (sempre via Turchia, ovvio). Tanti articoli grondanti sociologia allora, che lasciamo agli esperti del settore. Quel che più interessa far notare in questa sede è che la Turchia ha arrestato un agente di un servizio segreto straniero, la cui nazionalità non è stata rivelata (ma non sarebbe né europeo né americano), che ha aiutato le teenager nella loro avventura.

 

A rivelarlo addirittura il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, il quale ha affermato che si tratta di un agente di uno Stato che fa parte della coalizione anti-Isis.

È probabile che la vicenda vada interpretata come un segnale ad alto livello inviato da Ankara e tendente a evidenziare che certe ambiguità nei confronti dei terroristi dell’Isis non sono una loro prerogativa esclusiva. Ma al di là dei segnali incrociati, restano le domande e i dubbi sulle tante ambiguità della lotta al terrore…

 

(Nella foto: le tre ragazze inglesi partite per unirsi all’Isis)