16 Dicembre 2013

L'Europa sospende il negoziato con l'Ucraina

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Colpo di scena nella querelle che agita l’Europa dell’Est: Stefan Füle, commissario all’allargamento della Ue (sigla che ricorda quelle in auge in Unione sovietica) dichiara sospesa la trattativa per l’ingresso dell’Ucraina in Europa. Il motivo è che il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha chiesto, in caso di ingresso, 20 miliardi di euro. La dichiarazione di Füle è suonata alquanto sdegnosa: l’Europa aveva promesso varie utilità in caso di adesione, ma il presidente ucraino ha chiesto invece vil denaro. D’altronde se Kiev si staccasse da Mosca la sua economia collasserebbe in pochi giorni dati i vincoli che la legano al potente vicino, in particolare il rifornimento di gas a prezzi stracciati.

Delusione per le piazze ucraine, anche domenica affollate da colorati sostenitori della Ue, ai quali si era associato anche un ospite d’onore, giunto per l’occasione dagli Stati Uniti: John McCain. A riprova che il sostegno occidentale ai manifestanti non è solo di facciata. 

Dopo l’annuncio di Füle, il presidente ucraino si è affrettato a correre da Putin, con il quale ha sottoscritto una serie di accordi commerciali, primo passo di un’eventuale adesione a quell’unione doganale da tempo agognata dallo zar di Mosca.

La partita è ancora aperta, ma ieri sembra che qualcosa sia cambiato nella sostanza di questa contesa. Forse anche in Europa qualcuno si è accorto che il braccio di ferro con Putin non conviene a nessuno. Men che meno ai cittadini ucraini, chiamati, in caso di adesione all’Unione europea, a subire i rigidi dogmatismi teutonici che stanno stringendo vari Paesi europei in una morsa di ferro. Una morsa che stritolerebbe la fragile economia ucraina.