16 Dicembre 2014

L'esperto di magia nera di Sidney

L'esperto di magia nera di Sidney Tempo di lettura: 2 minuti

 

«Guru esperto di meditazione, magia nera, astrologia»: con questa pubblicità, riportata sulla Repubblica del 16 dicembre in un articolo di Federico Rampini, cercava “pazienti” da curare Man Haron Monis, l’uomo che ieri ha tenuto in ansia il mondo.

L’incubo del terrorismo islamico era piombato a Sidney, Australia: Monis aveva preso in ostaggio vite e lanciato i suoi messaggi deliranti al mondo. Un lupo solitario che a fine giornata ha concluso la sua avventura, ucciso dalle teste di cuoio che hanno liberato i suoi prigionieri (due dei quali sono morti nel blitz).

 

Fuoriuscito iraniano, in accesa polemica con il regime di Teheran, l’uomo da anni minacciava a destra e sinistra, proclamava la sua vicinanza all’islamismo radicale e da poco aveva anche cambiato religione, diventando sunnita.

Insomma un lupo solitario che aveva però ululato forte e a lungo prima di colpire. Tra l’altro era appena stato scarcerato su cauzione per aver avuto un ruolo nell’omicidio della ex moglie. Anche la comunità sciita locale, informa sempre Rampini, lo guardava con sospetto, tanto da aver chiesto alle autorità di indagare sul suo conto. Eppure, a quanto pare, l’uomo ha potuto prepararsi e agire indisturbato.

 

Impossibile in uno Stato di diritto, quali sono i Paesi occidentali, prevenire le gesta dei lupi solitari, cosa che rende le democrazie vulnerabili al terrorismo. È il refrain che si legge sui giornali italiani che ha una sua logica. Però è anche vero che da Tolosa (strage compiuta da tal Mohamed Merah) passando a Boston (altra strage, stavolta compiuta da due fratelli ceceni) questi lupi solitari hanno avuto la fortuna di essersi trovati davanti agenti di polizia e dei servizi di informazione alquanto svogliati e distratti. Merah risultò avere legami con la sicurezza francese, mentre l’Fbi ignorò la segnalazione d’allarme sui due fratelli assassini pervenuta loro dai servizi segreti russi. Un copione che a quanto pare si è ripetuto a Sidney.

 

Forse i servizi segreti occidentali sono troppo indaffarati a scandagliare internet e mail di milioni di onesti cittadini in giro per il mondo, come da scandalo Datagate rivelato da Eric Snowden, per avere anche il tempo di occuparsi di cose ordinarie e usuali per dei normali apparati di sicurezza, ovvero vigilare su individui sospetti.

 

Per quanto riguarda invece la matrice islamica dell’attentato di Sidney, che pure è stata esibita dal folle omicida attraverso la bandiera nera del Califfato islamico, val la pena di tornare all’incipit di questa postilla e alla specializzazione che l’uomo  esibiva in pubblico: esperto di magia nera. Una qualifica che spiega molto più di quanto si immagini quel che è veramente avvenuto nella città australiana. La perversione dell’islamismo è uguale (e in rapporto) alla perversione che avviene in altre religioni e ha nel satanismo il tratto comune e unificante.