4 Giugno 2015

Le violazioni della tregua in Ucraina e la nomina di Saakashvili

Le violazioni della tregua in Ucraina e la nomina di Saakashvili Tempo di lettura: 3 minuti

«Il gruppo di pirati informatici CiberBerkut ha hakerato  la mail del generale maggiore Aleksandr Tarán che guida la delegazione ucraina nel Centro di Controllo e coordinamento per il cessate il fuoco [che monitora la tregua di Minsk ndr.] al quale partecipano esperti di Kiev, russi e dell’Ocse. Tra le sue mail ce n’è una inviata il 25 maggio dall’impiegata dell’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina Tatiana Podobínskaya-Shtik che contiene immagini satellitari che evidenziano con chiarezza la violazione degli accordi di Minsk da parte di mezzi militari pesanti ucraini». Così su Russia Today del 4 giugno.

 

Si tratta di una mail inviata da un esperto del Centro al generale, nella quale si legge: «Le invio delle fotografie, che possono essere un problema serio per voi. Pensi a come spiegarle nel caso il comitato di supervisione [dell’Ocse] le scopra».

In allegato, la mail originale inviata dall’ambasciata Usa, nella quale viene spiegato al destinatario: «si consulti con il leader del gruppo» [di esperti ucraini nel Centro] e «si organizzi un piano di azione» per giustificare la presenza di armi pesanti ucraine nelle foto o «si faccia passare [queste]  per false».

 

Pubblichiamo questa notizia nel giorno in cui si riaccende il fronte ucraino, con scambio di accuse reciproche tra ribelli e Kiev circa la responsabilità della violazione del cessate il fuoco previsto dagli accordi di Minsk.

 

Notizia in sé minima, questa dell’ammuina riguardo tali foto, ma significativa per tanti versi: indica chi ha interesse a violare la tregua, non da oggi; che tali violazioni sono note agli Usa che non fanno nulla per evitarle, anzi aiutano a “coprire”; indicano il livello di sudditanza dei militari di Kiev dagli Usa; accenna, ma è solo la punta di un iceberg ben più profondo, al livello di disinformazione che abita la crisi ucraina; infine spiega come siano visti dagli Usa gli esperti europei che vigilano sul cessate il fuoco: non alleati cui partecipare informazioni necessarie, se non vitali, ma dei quali prendersi gioco in nome di interessi non condivisi (nonostante l’Europa sia stata chiamata a far blocco con gli Usa riguardo le sanzioni anti-Russe).

 

Certo, la fonte, Russia Today, è di parte, ma sono documenti, visibili e leggibili nel sito citato (se si ha qualche dimistichezza con il cirillico o un amico che la abbia). Per il servizio fotografico sui carri e altri mezzi pesanti ucraini in movimento nella fascia smilitarizzata, cosa ben più importante, si può vedere l’intero servizio fotografico sul sito dei CiberBerkut. 

 

Una nota a margine merita la nomina di Mikhail Saakashvili a governatore della regione di Odessa avvenuta nei giorni scorsi. Nomina importante, perché, con la Crimea in mano ai russi, Odessa resta lo sbocco al mare più importante dell’Ucraina, anche per questo è stata teatro di una cruenta strage di filo-russi, i cui contorni restano ancora oscuri.

Regione strategica, quindi, che Kiev ha affidato all‘ex presidente della Georgia, quel Saakashvili che guidò la rivoluzione colorata anti-russa e, contando su appoggi internazionali che non vennero (c’è un limite anche alla follia), pensò anche di sfidarla militarmente, perdendo la guerra ancor prima di iniziarla. Rincorso in madrepatria da diverse inchieste giudiziarie è fuggito in esilio e oggi ha ricevuto la sua ricompensa.

 

Da tempo alcuni ambiti Usa sognano una nuova rivoluzione colorata in Georgia che, dopo la crisi Ucraina, stringerebbe la Russia tra due fuochi (nel marzo scorso Saakashvili  ci ha riprovato, pur dall’esilio, portando in piazza migliaia di persone contro il governo). L’uomo, soprattutto ora che è tornato in auge e ha libertà di manovra e fondi, potrebbe risultare ancora utile in tal senso. Che si stia tentando di creare un legame (artificioso, data la distanza e le differenze tra i due Paesi, l’uno europeo, l’altro asiatico) tra Georgia e Ucraina è confermato anche dalla nomina, nel dicembre scorso, di Alexander Kvitashvili a ministro della Sanità: anche lui era stato ministro della Sanità e del Lavoro a Tbilisi.

 

Di certo quella di  Saakashvili è una nomina bizzarra, dal momento che sembra strano che non si sia riusciti a trovare una persona capace tra i valenti attivisti di piazza Maidan e dintorni, tanto da affidarsi a un presidente di Stato straniero. Il circo continua, ha commentato in un tweet il primo ministro russo Dmitrij Medvedev. Un commento ironico al quale Kiev ha prestato il fianco in maniera quantomeno ingenua.