19 Novembre 2013

La vittoria di Renzi nel voto dei circoli 8 punti su Cuperlo

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Il Pd decide i tre sfidanti per le primarie e le elezioni dei circoli del partito, dai quali dovevano uscire i tre candidati, si sono trasformate in un confronto serrato tra la sinistra e Matteo Renzi. Sembrava che quest’ultimo dovesse stravincere, ma ha vinto e basta. Così il suo principale avversario, Gianni Cuperlo – persona alquanto algida, sulla quale però hanno puntato i vecchi dirigenti del partito – può dire di aver ottenuto un risultato positivo. Eliminato dalla corsa tal Gianni Pittella, carneade già pronto a salire sul carro del vincitore, mentre resta nel trio Pippo Civati, la cui viva intelligenza sembra accompagnarsi a una vena di autoreferenzialità.

 

Polemiche su presunti brogli, dei quali vengono accusati i renziani, ma anche questo appartiene alla normalità di questi confronti all’ultimo sangue. Lo scontro tra le due anime del partito, quella di sinistra e quella berlusconiana, è destinato a perdurare ben oltre l’8 dicembre, data nella quale si terranno le primarie. Con possibilità, remote ma non troppo, di scissione.

In questo quadro si inserisce anche la polemica riguardante la Cancellieri, ministro della giustizia accusato di indebite premure telefoniche nei confronti della sua amica Ligresti. Renzi sta dando battaglia, nel tentativo di scardinarla dalla poltrona e rovinare, con lei, il governo. La telefonista resiste, forte anche di un patrimonio di stima consolidato e della copertura quirilanizia, ma è da vedere quanto monterà la marea e quanto riuscirà a reggere Enrico Letta, ormai quotidianamente in preda ai marosi.

 

Ma forse il dato più significativo della giornata riguarda le elezioni regionali lucane: a vincere è stato il fratello del carneade Pd, ma il dato vero è il 7% raggranellato dai Cinque stelle, nonostante la discesa in campo di Beppe Grillo. Si conferma il trend discendente del movimento e, soprattutto, un dato sempre più preoccupante per l’ex comico: non riesce più a intercettare la protesta, ormai relegata all’ambito dell’astensione (siamo al cinquanta per cento). Un dato che dovrebbe far riflettere i fondatori del M5S.

All’inizio il brand tirava, anche perché alla vis polemica si affiancava l’idea del partito capace di idee innovative. Grillo ha spinto molto sulla protesta negli ultimi mesi, diventando questa il volto prevalente della sua creatura politica. Evidentemente la scelta, se di questo si tratta e non di un limite strutturale, non paga. Forse il dato sarà occasione per un ripensamento, forse invece indica semplicemente che la spinta che ha fatto del M5S il primo partito d’Italia si è esaurita. Ma è tempo di ricomposizioni nel quadro politico italiano e forse anche per il M5S si possono aprire spazi nuovi. E però, perché questo accada, dovrà iniziare a fare politica, un’arte che necessita del compromesso, nel senso alto della parola. Ma al momento tale parola sembra sia bandita dal lessico familiare grillino.