3 Aprile 2015

Il nucleare iraniano e il mondo

Il nucleare iraniano e il mondo Tempo di lettura: 3 minuti

L’accordo su nucleare iraniano c’è. E cambia il mondo. Per giungere a questo accordo il presidente Barack Obama ha dovuto superare ostacoli inimmaginabili, in patria e all’estero, ma è riuscito, grazie anche alla mediazione russa che si è confermata di importanza decisiva (da verificare se questa partnership sul tema può avere ripercussioni distensive anche in Ucraina).

 

L’accordo è politico, mancano dettagli tecnici che devono essere ancora definiti da qui a giugno, periodo nel quale la destra Usa tenterà in ogni modo di sabotare l’intesa grazie al controllo del Parlamento, cercando anche di trovare sponde nella destra iraniana, da sempre avversa al dialogo con il Satana d’oltreoceano e all’attuale Presidente Rouhani.

 

Israele ribadisce con veemenza la sua contrarietà, peraltro ostentata da sempre, dal momento che ritiene in pericolo la propria sicurezza nazionale. Difficile immaginare un ripensamento in proposito, anzi è probabile che reagisca ancora più duramente di fronte al fatto compiuto. Ma non sembra prevedibile un’azione unilaterale da parte di Tel Aviv, cosa che darà tempo agli israeliani per valutare opzioni diverse.

 

Se ad oggi l’accettazione di una convivenza con un vicino tanto temuto (d’altronde le minacce dell’ex presidente iraniano Ahmadinejad non sono solo parte del passato) sembra impossibile, il futuro può, forse, riservare sorprese, anche se pesa in questa prospettiva il rapporto conflittuale tra Tel Aviv e i movimenti armati ai suoi confini, Hamas ed Hezbollah, che con Teheran conservano legami storici.

 

Obama, spiegando il senso di questo accordo, ha parlato di prospettive di stabilizzazione per il Medio Oriente. Il focus della questione sono le diverse fazioni terroristiche che stanno insanguinando il mondo arabo: dall’Isis alle varie formazioni armate che si rifanno ad al Qaeda. Proprio ieri gli shebab hanno fatto strage di cristiani in Kenya, con un’azione efferata che ha scavalcato l’intesa sul nucleare iraniano nei titoli di testa dei giornali. Un modo come un altro per ribadire che la lotta continua.

 

L’Iran sta già operando in funzione anti-terrorismo in Iraq. La città di Tikrit è stata liberata proprio grazie all’apporto dei militari iraniani: si tratta della più grave sconfitta subita dal Califfato dal giorno della sua funesta apparizione. Da questo punto di vista, la sicurezza del mondo occidentale, messa a dura prova dalla sfida globale dello jihadismo, potrebbe giovarsi di un beneficio insperato. Non solo in termini militari, ma anche in termini logistici e di intelligence, sempre che sia capace di superare le attuali diffidenze.

 

Diverso e più articolato il problema dell’Arabia Saudita e dei vari Stati sunniti che hanno in Riad il loro faro religioso e culturale. Se è vero che tali nazioni hanno un rapporto ambiguo con il mondo jihadista, non solo in termini di finanziamento, è pur vero che lo temono. Gli apprendisti stregoni hanno paura del mostro da loro stessi evocato (e non solo da loro), per la sua imprevedibilità e assertività. Così se l’Iran rappresenta uno storico rivale, non solo in termini religiosi, è pur vero che esso è una minaccia meno imprevedibile, un nemico col quale si possono trovare intese, seppur non globali. D’altronde negoziati sottotraccia tra Riad e Teheran si sono intrecciati anche in questi ultimi anni, forse i più difficili per i rapporti diplomatici tra le due opposte potenze islamiche.

 

Quindi se è prevedibile che dopo l’accordo Washington-Teheran le potenze sunnite possano consolidare il loro asse con Tel Aviv in funzione anti-iraniana, è possibile anche che certi negoziati sottotraccia con lo storico nemico facciano passi avanti e magari si giunga a trovare vie di convivenza ad oggi impensabili. In questo senso giocheranno un ruolo anche le pressioni della Casa Bianca, sempre che la voce di Washington non venga soffocata dal rumore di fondo del vento contrario.

 

Insomma, tante variabili in prospettiva. Ma questo è il futuro, ad oggi resta un presente nel quale l’impensabile è accaduto. E ha rivelato che i rapporti di forza nel mondo sono cambiati: se altre volte le forze contrarie a questa trattativa hanno avuto agio di farla saltare, ieri non sono riuscite (immaginare che Obama da solo possa cambiare il mondo suona alquanto ingenuo). Un particolare non secondario, seppur congiunturale, da prendere in considerazione quando si tenti di immaginare gli sviluppi futuri di questa complessa quanto ardua partita.