23 Novembre 2013

Genova ferma insieme ai bus Cortei e proteste degli autisti

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Cinque giorni di sciopero a Genova contro l’ipotesi di privatizzazione dell’azienda dei trasporti pubblici. Alla serrata dei lavoratori del settore si sono uniti altri, provenienti anche da altre città d’Italia. Il sindaco spiega di esser stato frainteso, che mai e poi mai avrebbe parlato di privatizzazione dell’azienda. Ma al di là della difesa d’ufficio, resta che quanto si è consumato a Genova è la prima vera rivolta sociale dai tempi della crisi. Non che non ce ne siano state finora, ma alla fin fine le uniche vere manifestazioni di piazza che hanno creato apprensione all’ordine pubblico sono state quelle targate No Tav, che comunque, al di là delle condivisione o meno della protesta, restano un fatto locale. Quelle di Genova hanno interessato una città intera e, data la situazione nella quale versano altre aziende dei trasporti italiane, potrebbero estendersi ad altre città. Come ad altri settori. Protesta vera, insomma, che potrebbe prefigurare quell’esplosione sociale da tempo sostenuta, e attesa, da Beppe Grillo. Tanto che l’ex comico si è speso a fondo in favore dei lavoratori in sciopero e ha vagheggiato, appunto, l’inizio della rivolta sociale. Tra l’altro, la rinnovata pressione fiscale e la demolizione del centrodestra aprono strade che il suo movimento potrebbe percorrere agevolmente.

Ma al di là delle mosse grilline, resta la possibilità di un aumento del conflitto sociale su scala nazionale. Si aprirebbe uno scenario di tipo greco. Se da una parte è auspicabile che le vittime di questa austerity alimentata dall’estero (ieri Enrico Letta in Germania ha criticato gli ayatollah del rigore, con battuta alquanto puntuale) facciano sentire la propria voce usando l’unico strumento possibile ai depredati, dall’altra esiste il rischio che la situazione precipiti e si avviluppi in uno scontro sociale dagli esiti imprevedibili e di facile strumentalizzazione da parte dei professionisti della tensione. Ma, ovviamente, si tratta di ipotesi: è possibile che il braccio di ferro di Genova faccia scattare un campanello d’allarme e induca a maggior cautela i naviganti della politica italiana. Occorrerà prudenza e vigilanza. In attesa che accada qualcosa che convinca la politica italiana a occuparsi dei problemi reali del Paese e non solo ad aggrovigliarsi in lotte di potere, cosa al momento difficile; e induca la Germania a maggiore flessibilità, cosa ancora più difficile.