17 Maggio 2013

Intesa Obama-Erdogan Siria intatta senza Assad

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Recep Tayyp Erdogan vola alla Casa Bianca e concorda con Obama una piattaforma per stabilizzare la Siria. Due i punti sui quali i due hanno trovato convergenze: a Ginevra, città nella quale si terrà la conferenza di pace per la Siria, saranno invitate tutte la parti in causa del conflitto, ma non i miliziani di Jabhat an Nusra, legati ad Al Qaeda; in secondo luogo si è stabilito che le attuali istituzioni siriane non saranno liquidate, in modo da garantire la minoranza alawita, legata al clan della famiglia Assad, come anche la minoranza cristiana. Non si ripeterà, quindi, l’errore commesso in Iraq, dove lo smantellamento della struttura statale di Saddam ha consegnato alla disperazione centinaia di migliaia di persone, alimentando ritorsioni e rancori che hanno dilaniato vieppiù la società civile.

L’accordo è estremamente importante: di fatto la Turchia, che ha interesse e un’influenza notevole nella regione, ha accettato le richieste della Russia. Assad non potrà restare al potere, ma è probabile che la Russia lo accolga esule durante il processo di transizione o al termine del processo di pace.

Il colloquio di ieri, insieme a quello tra Putin e Cameron che si è tenuto nei giorni scorsi, sembra segnare un punto di svolta del cammino per trovare una via di uscita alla crisi siriana. 

Altro punto importante: i due capi di Stato hanno concordato che non ci saranno forniture belliche ai ribelli, ma solo equipaggiamento militare tipo visori notturni, giubbotti anti proiettili e così via. Non sono caramelle, ma è un no secco ad alcuni ambiti internazionali che spingono per alimentare il conflitto.

Intanto ieri un nuovo orrore ha sconvolto l’opinione pubblica internazionale: dopo il video che ritraeva un capo dei miliziani intento a mangiare il cuore di un soldato lealista, un altro video ha mostrato l’esecuzione a sangue freddo di dodici soldati siriani. La notizia non sta solo nel rinnovarsi dell’orrore di una guerra combattuta con ferocia estrema, ma anche nel fatto che finalmente anche le atrocità dei ribelli sono mostrate al pubblico internazionale. Il clima è cambiato e alimenta la speranza.