14 Maggio 2013

Guatemala: condannato l'ex dittatore

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Dopo anni di indagini un tribunale guatemalteco ha condannato José Efraim Rios Montt a 80 anni di carcere. L’ex dittatore del piccolo Paese centroamericano è stato riconosciuto «colpevole di aver ordinato lo sterminio sistematico di 1.771 indigeni di etnia ixil, la tortura e la scomparsa di altri 29mila maya. Nel suoi cinquecento giorni di potere assoluto [..] Rioss Montt ha incitato l’esercito a far “piazza pulita” degli indios del Quiché in quanto “potenziali fiancheggiatori della guerriglia”». Ne ha dato notizia Lucia Capuzzi sull’Avvenire del 12 maggio, nell’articolo Guatemala, 80 anni al dittatore. Il processo è stato più volte interrotto dalle ingerenze dei gruppi di potere vicini al passato regime, che si sono scagliati contro gli attivisti per i diritti umani e la Chiesa cattolica, da sempre al fianco dei perseguitati. Non ha ceduto però il giudice Jazmín Barrios, nota per l’intransigenza verso gli ex gerarchi e i militari accusati anche dell’assassinio del vescovo Juan Gerardi, «autore della principale inchiesta sui crimini della guerra civile [Nunca Más ndr.]». Una sentenza storica: è la prima volta nell’America Latina e nel mondo che un ex dittatore viene condannato per genocidio da un Tribunale nazionale. La guerra civile in Guatemala, che ha visto contrapposti regimi militari e guerriglieri, è durata 36 anni (dal 1960 al 1996), raggiungendo il parossismo durante il regime di Montt (1982-83); durante questo periodo, scrive Avvenire, «il massacro è andato avanti al ritmo di 800 omicidi al mese». Ma oltre agli omicidi, il terrore era sparso a piene mani in altri modi: torture, stupri di massa, desaparecidos.

La difesa dell’ex dittatore ha già annunciato ricorso in appello e gran parte dell’esercito sta con l’ex dittatore. Conclude l’articolo: «La tentazione della violenza – che si è acuita negli ultimi mesi come hanno sottolineato da poco i vescovi – è forte».