6 Maggio 2013

Siria, nuovo raid di Israele Damasco: "Così sarà guerra"

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S’infiamma la guerra in Siria e rischia di precipitare il Medio Oriente nell’abisso. L’aviazione israeliana compie un nuovo raid (il secondo nel giro di 48 ore), stavolta sulla capitale siriana, colpendo un deposito di armi, presumibilmente missili. Un’esplosione devastante che, secondo Damasco, ha causato molte vittime.

Israele spiega che il raid si era reso necessario perché il deposito custodiva armi dirette a Hezbollah, il partito di Dio libanese, suo acerrimo nemico. Il problema vero è che l’operazione militare di per sé costituisce un atto di guerra, come ha tuonato il vice-ministro degli Esteri siriano. Si rischia l’allargamento del conflitto, proprio ora che qualche timido spiraglio di pace iniziava ad intravedersi. Ci si domanda se Israele voglia continuare con questa strategia ad altissimo rischio. Tra l’altro, cosa accadrebbe se in un raid successivo la contraerea siriana tirasse giù un jet israeliano? Domanda che certo si sono posti a Gerusalemme e di cui temiamo la risposta.

Altra notizia molto importante, ieri, dal fronte della Siria, ma quasi nascosta tra le pieghe della notizia precedente: l’ex procuratore del Tribunale penale internazionale Carla Del Ponte, attualmente membro della commissione d’inchiesta sulla violazione dei diritti umani in Siria, ha dichiarato che a usare le armi chimiche durante il conflitto sono stati i ribelli e non il governo. Una voce autorevole, quella della Del Ponte, che smentisce la propaganda che accusava sul punto il governo di Damasco. E conferma le accuse di Assad: i ribelli hanno usato armi non convenzionali nella speranza di indurre i loro partner occidentali a intervenire al loro fianco. Gioco complesso quello che si sta giocando attorno a Damasco. E molto sporco.