3 Maggio 2013

Cina e Usa: il gap miltare in Asia diminuisce

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Uno studio realizzato dal Carnegie endowment for international peace, anticipato dal New York Times, documenta il progressivo aumento della potenza militare cinese. In particolare, dettaglia lo studio, «nei prossimi due decenni, il gap delle capacità militari destinate da Washington alla regione Asia-Pacifico e i muscoli di Pechino si ridurrà significativamente in aree come la costruzioni di portaerei e di caccia “invisibili”». «Per il futuro prevedibile – continua il documento – Pechino non punta a diventare una rivale globale degli Stati Uniti sul modello di quel che fu l’Unione sovietica: ha però l’obiettivo di affermarsi come potenza regionale, militare e dunque politica, capace di rivaleggiare con l’America». Questa novità comporta diverse conseguenze: «Innanzitutto, l’equilibrio generale degli ultimi decenni in Asia, garantito dall’egemonia americana, dovrà trovare nuove forme: è in corso e continuerà […] una progressiva riduzione dell’egemonia Usa dovuta alle accresciute capacità militari cinesi e all’intenzione di Pechino di essere sempre più assertiva nella sua sfera di influenza»; tale situazione spinge gli Usa a limitare gli impegni in altri scenari (es. Medio oriente) per incrementare le spese militari in Asia; c’è poi il pericolo di dispute militari, ancorché limitate, con altri Stati asiatici. Infine, dettaglia il rapporto, deve essere riconsiderata la strategia con la quale gli Usa gestiscono il loro «primato sul mondo». E quest’ultima considerazione suona alquanto inquietante.