2 Maggio 2013

Roy Lichtenstein, The ring

Tempo di lettura: 2 minuti

 

Roy Lichtenstein è stato uno dei protagonisti della stagione pop dell’arte americana. In questi mesi è stato oggetto di una grande retrospettiva prima a Chicago e ora alla Tate Gallery di Londra. Come dice il termine, pop art sta per arte “popolare”; un’arte che quindi si sottrae dallo status di espressione nobile e superiore, e si mette sullo stesso piano della grande comunicazione mediatica di massa. Vuole essere arte per tutti, che accetta le regole e le immagini di una società dominata dalle merci e dal consumo. Che differenza c’è allora tra l’immagine prodotta da una riuscita campagna pubblicitaria con tutti i suoi sofisticati giochi comunicativi e un’opera di Lichtenstein o anche di Warhol? Perché la prima resta un fenomeno di costume mentre le seconde sono oggetto da collezione e da museo e vengono contese a suon di milioni di dollari? Basta il fatto (per altro non è neanche sempre così) che sono pezzi unici per giustificare tutto il valore che viene loro attribuito ancora a 50 anni di distanza?

 

Per essere più concreti, cosa distingue un’opera come questa realizzata da Lichtenstein nel 1962 da una campagna pubblicitaria di qualche marchio di gioielli? Non la distingue il linguaggio, immediato e positivo. Non i colori, essenziali e molto comunicativi. Non l’impaginazione che mette l’oggetto di mercato al centro. La cosa che le distingue radicalmente è un’altra: è il tempo. Mi spiego. Se noi immaginassimo quella campagna pubblicitaria, per quanto affascinante, la sapremmo datare e collocare nel gusto e nello stile di 50 anni fa. L’opera di Lichtenstein invece sembra nata per parlarci oggi. È questo il sottile differenziale che l’arte pop, quando è grande, sa inserire nelle sue opere: intercetta frammenti banali di quotidianità e ne fa delle icone, capaci quindi di bucare il tempo. Non c’è nessuna forzatura retorica in questa operazione: l’anello di Lichtenstein racconta di una storia di amore, non si abbandona affatto a nessun discorso sul valore dell’amore. Ci dice che quello è un momento fantastico nella vita di due persone, perché è un momento in cui due persone dichiarandosi si aprono con una franchezza che travolge tutte le barriere. Ci parla di un’attrazione reciproca, e anche di una promessa di fedeltà. Ci conferma che il destino di ciascuno è una relazione. Ci assicura che quel gesto, per quanto sia stato ripetuto miliardi di volte, ogni volta è unico. E ci spiattella davanti agli occhi un’immagine che pur essendo banale ci appare oggi, 50 anni dopo, bella e vera come uno schianto.