27 Aprile 2013

Disordine mondiale e guerre senza fine

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Siria, Aleppo

Sulla Repubblica del 27 aprile Timothy Garton Ash si interroga sullo stallo che condanna la Siria a una guerra senza fine. L’Occidente, a differenza di quanto avvenne nella ex Jugoslavia, è bloccato, né riesce a trovare soluzioni possibili, sia che si immagini un qualche tipo di intervento armato più o meno diretto sia che si ipotizzi una «deregulation negoziata tra tutte le potenze esterne coinvolte, che acconsentirebbero ad interrompere, piuttosto che incrementare, il flusso di armi, esortando tutti i protetti sul territorio a negoziare un compromesso politico».

Spiega Garton Ash: «Temo in verità che la Siria possa essere presagio di ciò che ci riserva il futuro. Nell’ex Jugoslavia era prevalente la presenza di un gruppo di potenze di orientamento comune: l’Europa e l’Occidente. La Russia faceva da contrappeso, come la Cina, in grado minore, ma nessuno sentiva minacciati i propri interessi vitali in Serbia, come invece avviene per molte potenze esterne in Siria. Eppure ci sono voluti 10 anni, più di 100.000 morti e milioni di profughi, prima di arrivare ad una pace approssimativa.

In un mondo non polare […], fatto di molteplici potenze in competizione sia a livello globale che regionale, con interessi in un Paese frammentato, le guerre civili e per procura come questa sono più difficili da fermare. Partendo da cent’anni fa con le guerre dei Balcani che portarono alla prima guerra mondiale, il ventesimo secolo è stato il più sanguinoso della storia umana. Se non creeremo nuove strategie di risoluzione dei conflitti che riescano a tenere a freno questo nuovo disordine mondiale, il ventunesimo secolo potrebbe essere ancora più sanguinoso».