19 Aprile 2013

Il salafismo e il tragico errore dell'Occidente

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In principio era al-Qaeda. Ora a dilagare è il salafismo, parola che evoca «scenari analoghi e per molti aspetti più inquietanti», spiega Vittorio Emanuele Parsi sull’Avvenire del 18 aprile. «Dalla Siria, insanguinata da una pluriennale guerra civile, al Mali, dalla Libia al Sinai, dal Corno d’Africa all’Afghanistan, le formazioni che si ispirano alla visione più antimoderna e reazionaria dell’islam, e alla sua pedissequa e violenta declinazione politica, stanno conquistando terreno. La loro predicazione intollerante, intessuta da rozze semplificazioni e pratiche violente, sta rapidamente conquistando terreno, a scapito di altre e più antiche organizzazioni come i Fratelli Musulmani. Dietro questo straripante successo sta il flusso gigantesco di soldi messi a loro disposizione da Qatar e Arabia Saudita […]. Sono i governi delle due monarchie del Golfo, tra loro sottilmente rivali eppure saldate da un patto inscindibile cementato proprio dalla comune “religione di Stato”, ad aver pianificato e attuato la diffusione massiccia e capillare del “ritorno alle origini” come via principale per il riscatto islamico. La loro azione politica è stata incoraggiata dalle stesse capitali occidentali, che combattono le formazioni jihadiste in mezzo mondo e considerano alleati affidabili e partner economici sempre più rilevanti le due ricche monarchie petrolifere. A distanza di molti decenni sembra che l’Occidente stia incorrendo nel medesimo errore che, ai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, fece ritenere una buona strategia assicurare sostegno alle milizie jihadiste e talebane che si battevano contro l’Armata Rossa. Anche allora la mediazione saudita (e pakistana) fece sì che i rischi impliciti di una simile opzione venissero colpevolmente sottovalutati. Il risultato fu l’11 settembre e il dilagare planetario del virus qaedista».

Secondo Parsi, la situazione oggi è peggiore di allora, dal momento che le nuove formazioni integraliste si muovono «all’interno quanto ai margini» dei sommovimenti creati dalla primavera araba. Inoltre il sostegno di Arabia Saudita e Qatar garantiscono al salafismo un «protagonismo sempre più marcato e ingombrante». A complicare ulteriormente le cose è poi la «duplice natura – civile e militare – delle formazioni salafite», che rende osmotico e confuso il «confine tra la loro dimensione politica e quella marcatamente violenta». Infine, fattore ancora più importante, «il loro rifiuto di una strategia esclusivamente e apertamente terroristica» ne rende ancora più difficile il contrasto.

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