18 Aprile 2013

La Thatcher e la società per i vincitori e i vinti

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Funerali degni di una regina per l’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher, che hanno attirato folla e contestazioni. In un’intervista pubblicata sull’Avvenire del 18 aprile, Jonathan Hopkin, professore di Politica comparata presso la London School of Economics, ha spiegato: «Thatcher, quando fu eletta, ereditò una situazione economica difficile alla quale cercò di rimediare con una ricetta politica radicale. La ricetta implicò costi sociali altissimi che portarono a miglioramenti economici molto piccoli e che scatenarono disuguaglianze sociali ed economiche senza precedenti. La deindustrializzazione, soprattutto in certe aree del Paese come il Nord, la Scozia e il sud del Galles, ebbe conseguenze tragiche sulla classe lavoratrice con migliaia di persone che persero non solo il lavoro, ma anche la speranza di trovarlo. Thatcher creò una società di vincitori e di perdenti (…). Riuscì a concentrare tutte le aspettative sull’individuo sollevando così lo Stato dalla responsabilità di prendersi cura dei cittadini. Questo modello non fece altro che logorare i rapporti sociali e creare una società sempre più competitiva. Più tardi il suo successore John Major non riuscì a interrompere questa tendenza liberista e anche i laburisti hanno fallito nel tentativo di introdurre un nuovo concetto di Stato più attivo».

«Nonostante le sue prediche metodiste, – ha aggiunto Hopkin – la sua visione non ha funzionato e la famiglia si è sgretolata mentre gli eccessi del consumismo e della finanza sono stati incoraggiati e hanno preso il sopravvento». L’intervista di Hopkin è stata pubblicata sull’Avvenire del 18 aprile.