19 Aprile 2013

Notes, 19 aprile 2013

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19 aprile 2012. Quella domenica don Giacomo, in ospedale allora, aveva adunato i suoi amici, quelli che erano stati raggiunti in qualche modo, sottotraccia, senza comunicati. Altri non c’erano, ma era come ci fossero. Era l’ultima volta che avrebbe celebrato una messa domenicale, nel giorno del Signore. Come poteva, assistendovi con indosso gli abiti sacerdotali a lui così cari. E fece intonare «noi non sappiamo chi era». Quella canzone che, aveva raccontato più volte in passato, don Giussani si era fatto cantare al momento della morte. Perché ripeteva quel nome così dolce, così familiare: Gesù. A qualcuno, ricordando quel racconto passato era gelato il cuore all’uscire. Ché quel canto era parso commiato.

E poi quella mattina, era giovedì ed era l’ultimo giorno tra i suoi, era voluto uscire di fretta, staccando le flebo. Per far visita agli amici di 30giorni. E li aveva guardati a lungo,  a uno a uno, là sotto, in quella macchina che era vagante prigione. In quel silenzio che la malattia costringeva, in un ultimo, dolce, saluto. E al pomeriggio l’aveva anche chiuso quel numero, l’ultimo numero del giornale, con cenni del capo, rispondendo al mio dire. Erano le sei oramai, tempo di andare per me, per lui di dormire. Ma prima chiese di recitare la preghiera dei Vespri. Erano giorni che non ci riusciva. Così prendemmo i libretti e intonammo la lieve preghiera. E un accennato sorriso accompagnava quel dolce sentire, ché lo stremo gli aveva consunto il parlare.

Sarebbe morto poco più tardi, d’improvviso malore. Ma il ricordo di quei Vespri, di quel dolce sorriso, accompagna quell’ultimo stare.

«Manifestate ai popoli le sue meraviglie», recitava il salmo in quel giorno. Le Sue meraviglie, quelle che avevano riempito le ore e i giorni della vita di una lunga amicizia. Di lunghe e altre amicizie. Quelle meraviglie che fanno compagnia ancora oggi.

Così è delle meraviglie del Signore, quando accadono e riaccadono per grazia: non muovono al rimpianto, ma riempiono di gratitudine.

Era il 19 aprile del 2012 quando don Giacomo Tantardini è scomparso: tante cose cambiate da allora, ma quella gratitudine abita ancora, felice, nel cuore.

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