11 Aprile 2013

Un approccio globale e realistico per disinnescare la crisi coreana

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La Stampa del 10 aprile ospita un intervento dell’ex ministro della Corea del Sud Yoon Young-kwan sulla crisi coreana. L’ex ministro accenna come l’Occidente abbia le sue colpe nell’irrigidimento della Corea del Nord: in particolare per aver rifiutato la mano tesa di Pyongyang dopo il collasso dell’Unione sovietica e per aver accentuato le pressioni sotto la presidenza di George W. Bush, nella speranza di un collasso dello Stato asiatico, rendendo il regime sempre più «ostinato» e «imprevedibile».

Per risolvere il problema occorre coinvolgere la Cina, spiega l’ex ministro degli Esteri sudcoreano: «La Cina non solo teme le conseguenze economiche e sociali di un’implosione della Corea del Nord, ma anche le conseguenze strategiche della riunificazione – in particolare che l’esercito americano, attraverso la sua alleanza con la Corea del Sud, abbia accesso ai confini territoriali. Una semplice dichiarazione da parte degli Stati Uniti di non aver alcuna intenzione di approfittare di questo vantaggio militare non dissiperà i timori della Cina. I leader cinesi ricordano che gli Stati Uniti promisero al presidente sovietico Mikhail Gorbachev che la riunificazione tedesca e la transizione democratica in Europa Orientale non avrebbe comportato un’espansione verso Est della Nato. Quindi occorre un impegno più concreto, che preservi le profonde preoccupazioni della Corea del Sud riguardo alla sicurezza. Solo se la sua sicurezza sarà garantita la Cina si potrà liberare dalla complicità politica con il regime nordcoreano e sarà in grado di controllare il comportamento del Nord».

Ma la Cina da sola non basta: occorre incoraggiare un «cambiamento interno», ma con modi che non «fomentino le paure del Nord di essere distrutto con mezzi indiretti». «È necessario un approccio globale – conclude Yoon Young-kwan – che si concentri tanto sulla dimensione umana come su quella della sicurezza. Resta da vedere se questo metodo richieda più lungimiranza e coraggio di quanto ne possano raccogliere gli attuali leader politici in Corea del Sud, Occidente e Cina». Significativo il titolo dell’articolo: Realismo sulla Corea del Nord.