26 Marzo 2013

Disma, il ladro di Paradiso

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«Ieri, lunedì santo, era san Disma. Il ladrone. Un poco di buono. Uno che aveva meritato il supplizio da schiavi, da rifiuto umano. Uno che si è trovato a gridare come Lui per i chiodi nella mano. E per il respiro che mancava, il respiro che impazziva. E che era lì – come mormora lui stesso – giustamente. Secondo giustizia. Aveva rubato, sfasciato vite, beni, aveva messo le mani dove non doveva. Come tutti noi, io penso. Che siamo un po’ tutti ladri. Di vita, di persone, di cose, di aria, di pensieri. Disma, il primo a entrare in Paradiso con Gesù, il primo invitato, volle rubare anche il paradiso. Volle compiere il colpo migliore che gli poteva riuscire. Si dice che l’occasione fa l’uomo ladro. E lui ebbe, mentre nessuno se l’aspettava, proprio la grande occasione. Migliore di tutte le altre in cui era diventato ladro. Così è diventato il più grande ladro della storia. Sul Golgota, il suo cuore di cacciatore di occasioni non lo tradì. E riconobbe che Chi gridava e ansimava vicino non era uno come gli altri. Non era come quell’altro che pativa e moriva bestemmiando. Il cuore di Disma, patrono di tutti noi ladri di vita, fu sveglio e attento alle occasioni fino all’ultimo. E fu schiantato di umiltà, di realismo, fu pieno del rimpianto di dover morire e allora fece l’ultimo furto, trasformando la rapina in invocazione, la delinquenza in mendicanza: ricordati di me…». Cosi Davide Rondoni sull’Avvenire del 26 febbraio.

Nota a margine. Commuove sempre la pagina del buon ladrone e questo suo furto finale. Commuove pensare a quel dialogo in Croce. Sommesso e forse ansimante, ma certo felice. Perché Gesù, abbandonato da tutti (eccetto Maria e il diletto ai suoi piedi) aveva trovato, in tanta solitudine, chi perdonare. Lui che era venuto per questo… Commuove a pensare che quel ladro morente aveva fatto quanto di più grande un uomo può fare: aveva consolato, appeso a una Croce, il proprio Signore morente… Oggi sarai con me in paradiso… e quell’oggi iniziava già allora.