26 Marzo 2013

Dell'Utri condannato a sette anni E l'accusa chiede l'arresto

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Si conclude il processo d’Appello per Marcello dell’Utri e il verdetto ricalca il primo grado di giudizio: condanna a sette anni. Il tribunale ha ritenute fondate le accuse che vedono l’ex senatore in rapporti con la mafia. In particolare, secondo i magistrati, Dell’Utri, «forte delle sue amicizie tra gli uomini d’onore, fin dai primi anni Settanta ha permesso a Cosa nostra di contattare Silvio Berlusconi, di metterlo sotto protezione e di condizionare la sua attività imprenditoriale». In pratica Silvio Berlusconi sarebbe stato una vittima del suddetto.

Dell’Utri non è più un parlamentare e non gode dei privilegi legati alla carica, per questo la magistratura ne ha chiesto l’arresto, temendone la fuga. L’ex senatore continua a dichiararsi innocente e una via di fuga gli è rimasta davvero: sperare che l’accusa cada in prescrizione, cosa che avverrà a metà del 2014 se prima non arriverà, come presumibile, la sentenza della Cassazione (che però potrebbe annullare la sentenza).

Dell’Utri è sotto processo anche in un altro procedimento: quello relativo alla trattativa tra Stato e mafia. Ma questo fronte sembra meno insidioso per lui: l’esito è incerto e i magistrati che conducono il dibattimento non hanno avuto finora vita facile. Uno di questi, Di Matteo, deve rispondere al Csm per la vicenda delle intercettazioni telefoniche al Colle e potrebbe incontrare ostacoli a proseguire il suo lavoro a Palermo.

Sul fronte giudiziario un altro esponente del centrodestra finisce nei guai, anche se indirettamente: è Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Uno dei suoi collaboratori finisce in carcere, indagato per corruzione concussione nell’ambito di un’inchiesta sull’azienda che gestisce la viabilità pubblica romana. A breve si svolgeranno le elezioni per il Campidoglio. Nonostante l’attuale sindaco ostenti fiducia, questa inchiesta non gioverà alla sua, già problematica, rielezione.