7 Marzo 2013

Una nuova Yalta per la Siria?

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John Kerry a Roma

È un articolo apparso su sito Assadakah il 4 marzo, a firma Raimondo Schiavone, che scrive da Beirut. Parla della guerra siriana, ma in maniera altra e diversa dal solito. Inizia accennando alla riunione di Roma, nella quale, annota Schiavone, ai ribelli, che urgevano armi, il segretario di Stato Usa John Kerry ha concesso un «contentino (…) al fine di far emergere la fazione meno integralista dell’opposizione». Continua l’articolo: «La parola che in questi giorni si pronuncia di più qui a Beirut – e anche a Damasco – è “accordo”. Oramai non è più solo un auspicio ma una certezza. Bisogna solo definire i termini e gli attori di questa nuova fase. Quasi certamente ci sarà una Yalta siriana. È chiaro a tutti che senza un’intesa russo-americana non si risolve la crisi. E non sarà possibile raggiungere tale intesa se non ci sarà un dialogo sul livello locale. Questo è il lavoro che stanno compiendo le diplomazie: da un lato i servizi siriani e alcuni parlamentari che hanno mantenuto rapporti con i ribelli e, dall’altro, le varie fazioni rivoluzionarie, dai fratelli musulmani, in Siria molto più deboli che in Egitto e Tunisia, alla parte militare. Nelle trattative non sono esclusi i gruppetti terroristici più integralisti. I livelli dell’accordo saranno obbligatoriamente due: uno locale e l’altro internazionale. Le due potenze storiche, USA e Russia, costringeranno l’Europa a ratificare un accordo atteso da tempo. L’Iran è il terzo incomodo in questa vicenda, visto che punta ad assicurare la neutralità della Siria e a mantenere con la stessa rapporti di amicizia».

Nota a Margine. L’abbiamo pubblicato, questo articolo, nel giorno in cui tutti i giornali danno notizia che i profughi siriani hanno raggiunto la cifra di un milione. Perché accende barlumi di speranza. E ce ne vuole. E perché è bene informato l’autore; e ci vuole anche questo. Una Yalta siriana che ponga fine a questa tragica guerra non solo è auspicabile, ma urgente. Sapendo che ogni tentativo di pacificazione trova sempre il contrasto di guerrafondai, non resta che sperare.

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