6 Marzo 2013

La globalizzazione va governata o serve a pochi in danno di molti

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La globalizzazione, in sé non è né buona né cattiva, spiega Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, nel suo ultimo libro (Il prezzo della disuguaglianza, Einaudi), il fatto è che «i governi la stanno gestendo molto male, per lo più a beneficio di interessi particolari. L’interconnessione tra i popoli, i paesi e le economie del pianeta è uno sviluppo che può essere usato in modo efficace tanto per promuovere la prosperità quanto per diffondere avidità e sofferenza. Lo stesso vale per l’economia di mercato: il potere dei mercati è enorme, ma essi non hanno alcuna caratteristica morale intrinseca. Dobbiamo decidere noi come gestirli. Nei loro momenti migliori, i mercati hanno avuto un ruolo cruciale, per gli straordinari aumenti di produttività e la crescita del tenore di vita degli ultimi due secoli, incrementi di gran lunga superiori a quelli dei precedenti duemila anni. Ma anche i governi hanno avuto un ruolo importante in questi avanzamenti, un fatto che i sostenitori del libero mercato solitamente mancano di riconoscere. D’altra parte, i mercati possono lavorare altrettanto bene a favore della concentrazione della ricchezza, possono trasferire i costi ambientali sulla società e abusare dei lavoratori e dei consumatori. Per tutte queste ragioni è chiaro che i mercati vanno domati e temperati, se si vuole che lavorino a beneficio della maggioranza dei cittadini».

È un brano del libro di Stiglitz pubblicato sulla Repubblica del 5 marzo.