4 Marzo 2013

Notes, 4 marzo 2013

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Infiltrati o bloccati. Benedetto XVI, durante tutto il suo Pontificato, ha più volte richiamato l’attenzione dei fedeli e dei media sui mali che affliggono la Chiesa. Non ripetiamo, ma rimandiamo chi volesse rileggere quelle riflessioni ai testi originali. Così, a scorrere molti giornali, mette certa tristezza immaginare che le parole di questo Papa possano essere condensate in un documento riservato conclusivo dell’inchiesta Vatileaks, definito da alcuni media basilare per la scelta del futuro Pontefice.

Come se il dramma che attraversa la Chiesa non sia altro e più profondo, come se la perdita di capacità di attrazione sugli uomini di oggi da parte della Chiesa derivasse da un numero, più o meno ampio, di ecclesiastici peccatori e non da qualcosa che ha a che vedere con l’essenziale della fede. Non che non sia più che biasimevole quel peccato e quello scandalo, ma è secondario e conseguente. Dove invece è di primaria importanza il fatto che la Chiesa non riesca a trasmettere, testimoniare Gesù al cuore dell’uomo. Quando il Papa, nella sua ultima Udienza generale ha detto che la Chiesa non è un’organizzazione, parlava proprio di questo. Una Chiesa pulita (anche se il dogma del peccato originale induce al realismo sul punto) ed efficiente, liberata da certe pastoie, in grado di interloquire con il mondo, per stare ai desiderata di alcuni media riguardo il Conclave, ma incapace di testimoniare Gesù Cristo, sarebbe l’ennesima organizzazione umana, di scarso interesse, tra l’altro, per il mondo, che ha già le sue di organizzazioni (a meno che non possa essere usata per scopi specifici, ad esempio come agente utile per abbattere questo o quel regime inviso al potere imperante del momento).

Così il punto è altro e altrove. A questo proposito vengono in soccorso le parole, profetiche, di don Luigi Giussani nel lontano 1998: «La storia è fatta di alternanze drammatiche: i punti obiettanti sembrano dilatarsi più di quelli del passato. Il loro prevalere è statisticamente l’osservazione più amara e drammatica che un cristiano autentico possa fare proprio sulla situazione della Chiesa. Oggi il fatto che Cristo esista – chi sia, dove sia, quale strada per andare a Lui – non è vissuto che da pochissimi, quasi un resto d’Israele, e anche questi infiltrati o bloccati dall’influsso della mentalità comune».

Le ha riprese il mensile 30giorni queste parole, in un commento bellissimo al quale rimandiamo. Senza aggiungere nostre spiegazioni, ma solo le nostre  povere preghiere, affinché il Signore conceda alla Chiesa un papa secondo il Suo cuore.

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