8 Febbraio 2013

Il difficile disimpegno dei francesi in Mali

Tempo di lettura: 2 minuti

truppe francesi in Mali

«I soldati di François Hollande non vogliono fare in Mali la stessa fine che la Grande Armée di Napoleone fece in Russia due secoli fa. Beninteso, le due guerre sono molto diverse, e le roventi sabbie del Sahel sono l’esatto contrario delle steppe ghiacciate che nel 1812 conducevano alla trappola moscovita. Ma così come allora il maresciallo Kutuzov riuscì a logorare fino alla sconfitta l’imperatore dei francesi senza dargli battaglia, allungando le sue linee di rifornimento, sfiancandolo con il freddo e la fame, oggi in Mali le forze francesi non hanno mai trovato forti resistenze, hanno riconquistato città abbandonate dai nemici, sono avanzate sin troppo rapidamente mentre i jihadisti diventati guerriglieri del deserto si dileguavano verso le montagne di Ifoghas, al confine tra Mali e Algeria, aspettando di poter tornare a colpire.

Che gli uomini di Ansar Dine abbiano studiato le gesta di Mikhail Illarionovic Kutuzov, principe di Smolensk, non è sicuro. Ma è certo che ai comandi francesi e anche all’Eliseo la prospettiva di un lungo “insabbiamento” in Mali dev’essere parsa insopportabilmente pericolosa (…) soprattutto perché sono già stati raggiunti gli obiettivi iniziali (e cruciali) della scelta interventista di Hollande: l’avanzata dei qaedisti verso sud è stata prima bloccata e poi respinta, il Mali non è diventato un “santuario” jihadista capace di infettare tutta la regione, è stato costruito un muro protettivo davanti ai veri interessi francesi che risiedono nell’uranio del vicino Niger. Un po’ per la minacciosa ombra di Kutuzov e un po’ per i buoni risultati ottenuti finora, i francesi hanno così deciso di cominciare presto, sin dal prossimo mese di marzo, a fare le valigie». Così sul Corriere della Sera dell’8 febbraio Franco Venturini (titolo dell’articolo Sindrome delle steppe di Kutuzov per i francesi insabbiati nel Mali). Anche se, osserva Venturini, il ripiegamento francese per far posto a forze d’interposizione dell’Onu non è così facile e presenta molte insidiose incognite.

9 Agosto
Caccia a Trump