7 Febbraio 2013

Il Papa, la bontà della creazione e il peccato originale

Michelangelo Buonarroti, Il peccato originale, Cappella Sistina

All’Udienza generale del 6 febbraio, il Papa ha parlato della creazione, sottolineandone la bontà: «Per sei volte, ad esempio, viene ripetuta la frase: “Dio vide che era cosa buona” (vv. 4.10.12.18.21.25), per concludere, la settima volta, dopo la creazione dell’uomo: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (v. 31). Tutto ciò che Dio crea è bello e buono, intriso di sapienza e di amore; l’azione creatrice di Dio porta ordine, immette armonia, dona bellezza».

E, nella parte conclusiva, si è soffermato sul peccato originale, come rottura della relazione con Dio. Spiega il Papa: «Turbata la relazione fondamentale, sono compromessi o distrutti anche gli altri poli della relazione, il peccato rovina le relazioni, così rovina tutto, perché noi siamo relazione. Ora, se la struttura relazionale dell’umanità è turbata fin dall’inizio, ogni uomo entra in un mondo segnato da questo turbamento delle relazioni, entra in un mondo turbato dal peccato, da cui viene segnato personalmente; il peccato iniziale intacca e ferisce la natura umana (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 404-406). E l’uomo da solo, uno solo non può uscire da questa situazione, non può redimersi da solo; solamente il Creatore stesso può ripristinare le giuste relazioni. Solo se Colui dal quale ci siamo allontanati viene a noi e ci tende la mano con amore, le giuste relazioni possono essere riannodate. Questo avviene in Gesù Cristo».

Nota a margine. Quelle che ha spiegato il Papa (la bontà della creazione del Signore, che non contiene in sé quindi il male come vorrebbe la gnosi, e la dottrina del peccato originale, dottrina così fondamentale per la fede), sono le semplici verità che si imparano nel catechismo. Che il Papa le ripeta con la semplicità di un catechista ben preparato è conforto al cuore. E richiamo per la Chiesa all’essenziale.

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