7 Febbraio 2013

Belaid ucciso per far scoppiare le contraddizioni dell'islam tunisino

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Chokri Belaid

«Poche ore prima della sua morte, Belaid aveva denunciato il clima di violenza che attanaglia la Tunisia, attribuendolo proprio allo scontro interno a Ennahda, il partito di Gannouchi, che ha vinto le elezioni nel 2011 e afferma di non voler costruire uno Stato islamico ma semmai uno Stato “religiosamente ispirato”, è dilaniato dal conflitto tra quanti vedono nella democrazia un valore in sè e quanti la ritengono solo un mezzo per realizzare gli obiettivi dell’Islam politico». Così Renzo Guolo sulla Repubblica del 7 febbraio ha commentato l’assassinio del leader dell’opposizione Chokri Belaid.

Per Guolo, molti avevano interesse a innalzare il livello dello scontro per far saltare gli equilibri attuali. «È a questa sorta di strategia della tensione in salsa tunisina che si riferisce Ghannouchi, quando attribuisce il delitto a “forze sovversive”. Certo è che Belaid era un Nemico per quelle frange del salafismo che criticano il legalismo di Ennahda e potrebbero aver deciso di alzare il livello dello scontro per provocare quel “bagno di sangue”, evocato per essere esorcizzato dallo stesso Ghannouchi, capace di precipitare il Paese nella guerra civile. Una resa dei conti perseguita dagli estremisti teorici del “leninismo religioso” in quanto levatrice di un nuovo ordine islamico».