25 Gennaio 2013

Montepaschi, scontro sui controlli

Tempo di lettura: 2 minuti

Il ministero del Tesoro ha ricordato che i controlli sugli istituti di credito spettano a Bankitalia. Una banalità, ma che, nella tempesta che flagella le acque intorno alla scandalo dei Monti dei paschi di Siena, è suonata atto d’accusa contro la Banca centrale.

Però, e purtroppo per i tanti estimatori dell’Istituto di via Nazionale, le norme italiane prevedono proprio questo. A Bankitalia si difendono, dicendo che Mps avrebbe nascosto i documenti dello scandalo alle loro ispezioni. Ma è pur vero che, pubblicata dal Corriere della Sera di oggi, un’ispezione del 2010, tra i diversi profili di fragilità riscontrati, documentava apertamente ciò che stava accadendo: «Alcuni investimenti a lungo termine presentano profili di rischio non adeguatamente controllati né riferiti dall’esecutivo all’organo amministrativo. In particolare si sono determinati consistenti assorbimenti di liquidità (oltre 1.8 miliardi) riferiti a due operazioni, del complessivo importo nominale di 5 miliardi di euro, stipulate con Nomura e Deutsche Bank Londra». Si tratta delle operazioni che hanno dato vita allo scandalo.

Attorno alla vicenda infuria la battaglia politica: c’è chi l’attribuisce alla sinistra, da sempre vicina alla banca, chi invece ricorda i soldi che Monti ha versato a Mps in costanza dell’incasso dell’Imu (come dire che certe avventure bancarie vengono ripianate dai soldi dei contribuenti).

Comunque, e al di là delle polemiche politiche, la vicenda Mps non è isolata. Certe distorsioni bancarie fanno parte di un sistema che gode di un’anomia quasi totale. Basti pensare che le banche italiane attualmente hanno 218 miliardi investiti in  derivati. Quanti di questi si riveleranno nl tempo titoli spazzatura? Nel frattempo, però, grazie a certa indennità di casta (quella vera) che al massimo può comportare, nei casi più gravi, le dimissioni da una carica (è il caso di Mussari del Mps), il gioco continua. E a ogni giro di ruota, i giocatori incassano dividendi negati ai comuni mortali.