23 Gennaio 2013

Le nubi di smog e la svolta della Cina

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Il cielo sopra Pechino è d’ombra. Come quello di altre grandi città cinesi. Offuscato da nubi di smog che sembrano avverare un incubo prefigurato dagli scrittori di fantascienza. Cielo nero, che costringe i cinesi alle mascherine antismog. Ritorna alla ribalta la vexata quaestio delle energie rinnovabili e a basso impatto ambientale. Sulla Repubblica del 22 gennaio, Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, traccia uno scenario meno cupo del presente: «Se osserviamo quello che succede oggi e ragioniamo quello che sta per accadere vediamo uno scenario completamente diverso. Nel campo delle fonti rinnovabili la Cina è diventata il leader globale. Il piano quinquennale per la protezione ambientale prevede un investimento di 450 miliardi di dollari. Nel 2015 si arriverà a produrre un milione di auto elettriche (…) il futuro premier Li Kequiang ha annunciato di voler seguire la linea della Terza rivoluzione industriale, quella basata su cinque pilastri: fonti rinnovabili, capacità di immagazinamento dell’energia attraverso l’idrogeno, smart grid (vedi ndr.), edifici capaci di produrre più energia di quella che consumano, mobilità a bassissimo impatto ambientale. La Cina inoltre diventerà non solo il più grande produttore ma anche il più grande mercato di installazione di fotovoltaico nel mondo».

E conclude con uno sguardo al mondo: «La svolta di Pechino può modificare il trend generale (…). Le immagini dei cinesi con la mascherina, sepolti dallo smog, sono la migliore prova della mancanza di alternativa: la seconda rivoluzione industriale è arrivata al capolinea».

Nota a margine. Così la Cina potrebbe dare un impulso notevole al cambiamento di prospettiva nel campo della produzione d’energia nel mondo. Vedremo.