21 Gennaio 2013

Il voto punisce il partito della Merkel

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Le elezioni in Bassa Sassonia erano considerate importanti per testare il  gradimento del governo tedesco e di Angela Merkel in vista delle elezioni politiche prossime venture. In realtà lo sono state per altro: Philip Rösler, di origine vietnamita, che guida con una qualche incertezza il Fdp, ha puntato tutto sul suo Land: in Bassa Sassonia ha vissuto gran parte della sua vita e la Bassa Sassonia lo ha premiato con un risultato imprevisto e imprevedibile: quasi il 10% dei voti. Raggiante, ritira la lettera di dimissioni già pronta.

Male, invece, è andato il partito della Merkel, che vede un calo di circa il 6% (da 42% a 36%): in realtà, però, i voti persi si sono riversati sull’alleato di governo, la Fdp, appunto. Se si fossero messi a tavolino e la Merkel avesse detto al suo alleato che lo avrebbe salvato, sarebbe andata esattamente così. Ma questa è dietrologia, ovvio.

I socialdemocratici festeggiano, anche se c’è poco da festeggiare, essendo il partito risalito di soli due punti percentuali. Certo, governeranno la Bassa Sassonia grazie all’impennata degli alleati Verdi, ma le elezioni politiche sono a settembre prossimo e questo risultato è ancora poco incoraggiante per loro.

Altro dato significativo la fine della parabola della Linke, che con gli anni tende a scomparire, accomunando il suo destino ai tanti partiti di estrema sinistra europei. Come anche la scomparsa dei Pirati, che racimolano poco più dell’un per cento: i contestatori tedeschi, sorta di movimento cinque stelle ante litteram, aveva avuto un exploit sorprendente nelle passate elezioni. È la sorte di quanti puntano solo sulla contestazione dura e pura: accadde così anche in Italia con il partito dell’Uomo qualunque di Giannini nel dopoguerra. Luce brillante, ma effimera. Se Grillo riuscirà a sottrarsi a questa sorte sarà solo unendo il momento della protesta a quello della costruttività. Vedremo.