18 Gennaio 2013

Bersani apre la campagna elettorale "I partiti personali sono un cancro"

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«Io sono l’unico a non aver messo il nome del simbolo», ha dichiarato Bersani, aggiungendo che «i sistemi organizzati su una persona, che spesso si sceglie da sola, un tumore che rende la democrazia impotente». Al di là dei toni da campagna elettorale, il segretario del Pd ha ripetuto quanto spesso veniva scritto da una moltitudine di opinionisti negli anni ’90, all’affacciarsi di questa novità, nella politica italiana, che vede i partiti nascere attorno al nome di un leader. Un nuovo modo di far politica, all’americana. A dire il vero, proprio dopo il recente colloquio tra Renzi e Bersani, nel quale i due avrebbero siglato una sorta di accordo (che ora pare passare momenti di difficoltà), anche Renzi aveva dichiarato pubblicamente che quel colloquio siglava la nascita di un nuovo modo di far politica, all’americana. Ma tant’è.

Comunque è un dato: ai vecchi partiti tradizionali, Dc, Pci, Psi, Pri, Pli e via dicendo, se ne sono sostituiti dei nuovi: il partito di Fini, quello di Casini, di Berlusconi e, perché no, quello di Bersani (anche se ha ragione il suo segretario a indicare il Pd in qualche modo come un’anomalia rispetto agli altri partiti importanti).

La novità è questa: può piacere, non piacere, ma tant’é. Le dinamiche politiche sono altre e diverse oggi, in un mondo in cui conta più la fiducia in una persona che non un gruppo dirigente capace. Lo slogan a effetto piuttosto che un programma politico.

È la condanna di chi ha perso il rapporto con il Paese reale, con la gente. Costretti quindi a cercare voti su giornali e Tv, avendo perso quelli provenienti dalla società. La condanna di partiti che avendo perso rapporto con la realtà, vivono in un mondo diverso e un poco virtuale. Lasciando le leve del comando del mondo reale ad altri che non devono passare attraverso le forche caudine delle elezioni: il mondo della finanza e dei cosiddetti poteri forti.