11 Gennaio 2013

Junker, la tragedia della disoccupazione e il rigore

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Fine mandato per Jean-Claude Junker, per otto anni ai vertici dell’Eurogruppo. Il suo discorso di addio è sintetizzato sulla Stampa dell’11 gennaio: «”Ho dubbi sul modello di risanamento che abbiamo applicato in alcuni Paesi”, confessa il lussemburghese. Pensa alla Grecia, in particolare, e non solo. L’austerità gli è parsa eccessiva, soprattutto rispetto agli scarsi progressi conseguiti nel sociale. “Stiamo sottovalutando l’enorme tragedia della disoccupazione che ci schiaccia – avverte -, occorrono politiche più attive”. Ad esempio, “ogni Paese dovrebbe introdurre un salario minimo per legge, così da impedire che la crisi pesi sul reddito delle fasce più deboli: altrimenti perderemmo credibilità e il sostegno della classe operaia, ma non me la attribuite, non è mia, è di Marx”».

Nota a Margine. Jean-Claude Junker non è certo un estremista di sinistra, anzi. Così le sue parole suonano diverse e di allarme. Chissà se almeno l’idea dei salari minimi possa essere introdotta in qualche agenda di partito in vista delle elezioni. Magari in un’agendina…