27 Luglio 2022

La Pelosi a Taiwan: e il momentum cubano

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Joshua Wong con Nancy Pelosi

Nancy Pelosi con Joshua Wong, uno dei leader della protesta di Hong Kong, alla camera

Il Ministero della Difesa cinese ha dichiarato che è “completamente preparato a qualsiasi eventualità per il viaggio pianificato a Taiwan della presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi; il ministero della Difesa cinese ha assicurato che se gli Stati Uniti insistono, i militari cinesi non rimarranno inattivi e verranno prese misure rigorose per contrastare qualsiasi interferenza esterna e tentativi separatisti riguardanti ‘l’indipendenza di Taiwan'”. Così il Global Times.

“Gli analisti cinesi – continua il GT – hanno affermato che i severi avvertimenti dell’esercito cinese significano che l’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) è ben preparato per tutte le possibili sfide se Pelosi visita l’isola e hanno consigliato alla PLA Rocket Force di condurre esercitazioni con nuovi missili mirati a tutte le portaerei statunitensi e alle altre navi militari di grande importanza che siano coinvolte nella visita di Pelosi”.

Siamo così giunti a un momentum cubano, cioè a una riedizione della crisi missilistica che ebbe luogo quando l’Urss minacciò di inviare testate nucleari sull’isola caraibica.

Ma la storia spesso usa ripetersi in maniera stravagante. E quella che fu una crisi seria e tragica, data da una disfida geostrategica – con i sovietici che reagivano in quel modo al posizionamento delle testate nucleari Usa in Turchia e Italia – oggi è una parodia farsesca, con una donna intenzionata a bruciare il mondo pur di mettersi in mostra.

Le Pelosi, tra le altre cose, fu un’aperta sostenitrice dell’indipendenza di Hong Kong, arrivando al punto di incontrare il leader dei ribelli Joshua Wong, da cui il surplus della reattività cinese.

Ad allarmare Pechino, cioè, non è solo la carica ricoperta dalla donna, che dà alla visita rilevanza primaria, ma il fatto che la speaker della Camera potrebbe riproporre a Taiwan, in maniera più o meno esplicita, lo spartito già usato per Hong Kong (che, peraltro, fu nefasto per la città, che ha perso l’autonomia precedente).

La speaker della Camera sta resistendo agli inviti a desistere che sono arrivati persino dal presidente e dalla Difesa degli Stati Uniti, con un’ostinazione sanguinaria. A pagare per la sua sfida, infatti, non sarebbe certo lei, ma il mondo.

Difficile che l’eventuale visita possa innescare una ritorsione militare vera e propria, ma Pechino, dopo tutti questi avvertimenti, è costretta a un qualche risposta muscolare di alto livello (un’esercitazione militare massiccia durante la visita o altro). Tanti i rischi connessi.

Tutto ciò s’intreccia con l’annunciata conversazione telefonica di Biden con Xi Jinping, che dovrebbe aver luogo giovedì.

Un incontro virtuale che il presidente americano reputa più che importante in vista delle midterm, dal momento che spera di strappare qualche concessione economica che l’aiuti ad alleviare la penuria economica in cui versano i cittadini americani, indispensabile per tentare di strappare qualche collegio ai repubblicani.

L’ostinazione della Pelosi potrebbe far saltare il summit virtuale, più che necessario anche per la distensione globale. Arduo capire cosa passa per la mente della Pelosi, che forse si figura come una novella Giovanna d’Arco, ma che rischia di passare alla storia come una sorta di strega cattiva delle fiabe. Una fiaba che non prevede un lieto fine.

 

 

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