29 Dicembre 2012

Maritain, de Lubac e l'apostasia collettiva

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Henri de Lubac

Henri de Lubac, il religioso gesuita che Giovanni Paolo II farà cardinale, e Jacques Maritain, filosofo vicino a Paolo VI (fu lui a redigere il Credo del Popolo di Dio): due esponenti dell’intellighenzia cattolica d’Oltralpe le cui posizioni teologiche, scrive Lorenzo Fazzini su Avvenire del 28 dicembre, «non potevano essere più lontane». Dettaglia il quotidiano dei vescovi: «il pensatore di Umanesimo integrale era appostato su posizioni neo-tomistiche (almeno inizialmente), mentre l’autore di Il dramma dell’umanesimo ateo può essere definito più chiaramente un agostiniano».

Eppure entrambi trovano convergenze di giudizio sul post Concilio, secondo un carteggio pubblicato su Avvenire. Conclude Fazzini: «Dopo la lettura de Il contadino della Garonna che, come noto, faceva trasparire l’amarezza del “progressista” Maritain per gli esiti (dolorosi) del post-Concilio, de Lubac afferma: “A mio umile avviso, la vostra diagnosi sulla crisi attuale non è abbastanza rigorosa: si tratta di qualcosa di ben più grave che di ‘sottigliezze’ e di ‘follie’. Esiste un movimento di fondo, che, se gli si cede, ci condurrà in poco tempo all’apostasia collettiva”».

Titolo dell’articolo: Maritain e de Lubac uniti dal ’68.

Jacques Maritain

Nota a Margine. Pubblichiamo questo articolo di Avvenire non tanto per consunta polemica anticonciliare, superata anche dalla storia e dal magistero dell’attuale Papa (vedi ad esempio l’Udienza generale dello scorso 10 ottobre), ma per tutt’altro. Per quell’intuizione, palesata nello scritto di de Lubac, già nel ’68, nella quale il teologo d’Oltralpe, creato cardinale da Giovanni Paolo II, accennava a un'”apostasia collettiva”. Un’intuizione che riecheggia le parole di Benedetto XVI: «La fede rischia oggi di estinguersi come una fiamma che non trova più alimento».

La fede non si estingue perché i tempi sono cattivi, lo erano anche ai tempi dei barbari o a quelli dei Borgia. Ma perché la Chiesa non riesce più a trasmettere il suo unico tesoro: Gesù Cristo (vedi la domanda di Eliot, fatta propria da don Luigi Giussani:“È l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”). Così nelle parole di Benedetto XVI si avvera quell’intuizione lontana, quell’accennato «movimento di fondo» ora è manifesto.