27 Giugno 2022

Come gli Usa indussero Mosca a invadere l'Afghanistan. E poi l'Ucraina...

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La Russia ha preso il controllo di Severodonetsk, avendo vinto la “battaglia chiave” del Donbass, come veniva definita della stampa internazionale. Per coprire la notizia negativa, che smentisce la propaganda occidentale sull’esercito russo allo sbando, Bloomberg annuncia il default di Mosca (più virtuale che reale) e l’Occidente annuncia nuove misure restrittive sull’economia russa e le nuove armi.

Tutto ciò serve soprattutto a evitare che si possa riflettere su quanto sta avvenendo e parlare seriamente di un negoziato, parola che risuona vuota nei discorsi della Politica d’Occidente, essendo usata pubblicamente solo e soltanto come esito conclusivo di una vittoria ucraina (cioè della Nato) e non come possibilità reale per chiudere le attuali ostilità, eventualità che necessariamente comporterebbe un compromesso.

D’altronde le guerre infinite, delle quali quella ucraina è solo la più recente, non prevedono la possibilità di un compromesso. La loro prospettiva “infinita”, infatti, è tale proprio perché non prevede un esito diverso dalla vittoria degli Stati Uniti su tutti i suoi antagonisti globali e locali, veri o percepiti come tali.

Tutte le guerre infinite, informate da tale missione ultimativa radicata nell’eccezionalismo americano, assumono così carattere esistenziale e salvifico. A iniziare dalla prima, quella afghana, che doveva salvare il mondo dalla minaccia del Terrore globale (il fatto che, invece, lo abbia incrementato esponenzialmente non ha intaccato il dogma, applicato poi a Saddam, Gheddafi e Assad e altri).

Se abbiamo citato la guerra afghana, è anche per un altro motivo, cioè quanto scrive Patrick Macfarlane sul sito del Libertarian Institute riguardo al playbook sulle guerre per procura di Zbiegnew Brzezinski, già consigliere per la Sicurezza nazionale di Jimmy Carter, le cui prospettive di politica estera sono ormai radicate nell’establishment Usa.

In un’intervista al Nouvel Observateur, Brzezinski si vantò del suo capolavoro: il programma segreto della Cia di armare i mujaheddin contro il legittimo governo afghano era riuscito nello scopo di convincere l’Unione Sovietica a invadere il Paese confinante, attirandola in una trappola che l’avrebbe logorata.

Interpellato su quel programma segreto (da cui, per inciso, nacque al Qaeda), Brzezinski  rispondeva: “Rimpianti? Quell’operazione segreta è stata un’idea eccellente. Ha avuto l’effetto di trascinare i russi nella trappola afgana e vuoi che me ne penta? Il giorno in cui i sovietici hanno ufficialmente attraversato il confine, ho scritto al presidente Carter: ‘Ora abbiamo l’opportunità di dare all’URSS la sua guerra in Vietnam’. Per quasi 10 anni, infatti, Mosca ha dovuto condurre una guerra insostenibile per il regime, un conflitto che ha portato alla demoralizzazione e infine alla disgregazione dell’impero sovietico”.

E, nell’intervista, spiegava: “Non abbiamo spinto i russi a intervenire, ma abbiamo aumentato consapevolmente le probabilità che lo facessero” (ciò ricorda molto le parole del Papa sull’abbaiare della Nato alle porte della Russia, che ha indotto questa ad agire, con “un’ira che non so dire se sia stata provocata — come si interroga —, ma facilitata forse sì”).

“Nel luglio 2014 – continua Macfarlane  – quasi sei mesi dopo la rivoluzione di Maidan […], Brzezinski ha accennato a un piano simile per l’Ucraina”, sebbene formulato “in termini difensivi”, sul blog del Consiglio Atlantico.

Così scriveva Brzezinski: “Se l’Ucraina deve essere sostenuta in modo che resista, gli ucraini devono sapere che l’Occidente è pronto ad aiutarli a resistere. E non c’è motivo di essere riservati al riguardo. Sarebbe molto meglio essere aperti e dire agli ucraini e a coloro che potrebbero minacciare l’Ucraina che, se gli ucraini resisteranno, avranno le armi. E forniremo alcune di queste armi prima ancora dell’invasione stessa. Perché senza questo, la tentazione di invadere e di anticipare può diventare soverchiante. Ma che tipo di armi è importante. E, a mio avviso, dovrebbero essere armi progettate in particolare per consentire agli ucraini di impegnarsi in un’efficace guerra urbana di resistenza”.

Le prospettive di  Brzezinski sono realizzate in particolare dai neocon repubblicani e dai liberal democratici. Lo evidenzia anche Mcfarlane quando riferisce i discorsi dei senatori John McCain, Lindsey Graham (entrambi repubblicani) e Amy Klobuchar (democratica) nel corso di un incontro con una brigata di militari ucraini.

Graham: “Ammiro il fatto che lotterete per la patria. La vostra battaglia è la nostra battaglia. Il 2017 sarà l’anno cruciale. Tutti noi torneremo a Washington e porteremo avanti la causa contro la Russia. Basta con l’aggressione russa. È tempo che paghino un prezzo più alto… La nostra promessa è di portare la vostra causa a Washington, informare il popolo americano del tuo coraggio e portare la causa contro Putin al mondo”.

McCain: “Credo che vincerete. Sono convinto che vincerete e faremo tutto il possibile per fornirvi ciò di cui avete bisogno per vincere. Riusciremo non per le attrezzature ma per il vostro coraggio. Quindi vi ringrazio e il mondo vi sta guardando perché […] non possiamo permettere a Vladimir Putin di avere successo qui, perché se avrà successo qui, avrà successo in altri paesi”.

Stessi discorsi di oggi, ma allora non c’era ancora l’invasione russa… L’anno cruciale è stato poi rimandato (morte di McCain, pandemia, freno di Trump, etc), ma alla fine il destino ha bussato alle porte dell’ucraina. Tutto come preventivato.