1 Giugno 2022

Erdogan chiama Putin: ipotesi soluzione dell'emergenza grano

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Ieri Erdogan ha chiamato Putin, notizia tacitata dal momento che il Sultano fa notizia solo in funzione degli interessi americani, cioè se dà o meno il suo assenso all’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato, cosa che finora non ha il suo avallo (tanti osservatori pensano che stia solo trattando sul prezzo, chissà…).

E però, la conversazione tra i due presidenti è stata fruttuosa, sia perché Erdogan si è detto pronto a ospitare un negoziato tra Russia e Ucraina alla presenza dell’Onu (assente dai primi round negoziali svolti in Turchia); sia perché, cosa al momento più realistica, può forse sbloccare la controversia sull’esportazione del grano ucraino, sulla quale da tempo si arrovella il mondo.

Da tempo, infatti, si è levato l’allarme sul fatto che Kiev non riesce a esportare il grano dai suoi porti, bloccati dai russi, dicono, con grave nocumento globale, essendo l’Ucraina uno dei maggiori produttori mondiali di tale risorsa basilare.

Una situazione che sta contribuendo ad affamare il mondo, insieme alle sanzioni contro la Russia, altro grande esportare globale di grano (e all’aumento del prezzo dell’energia, causato anch’esso dalle sanzioni).

I russi, a loro volta, accusano gli ucraini di aver bloccato i mercantili carichi di grano nei loro porti, navi che peraltro devono fare i conti con le mine che galleggiano nel Mar Nero, che i russi dicono disseminate da Kiev per contrastare eventuali sbarchi della loro marina, con gli ucraini che dicono, invece, che a piazzarle sono stati i russi per danneggiare la loro immagine.

Mine a parte, secondo i russi, gli ucraini avrebbero di fatto sequestrato le navi cariche di grano, non facendole uscire dai propri porti, creando volutamente un’emergenza globale per criminalizzare il nemico e attirare nel Mar Nero le flotte alleate.

Al di là delle accuse reciproche, più o meno veritiere e più o meno strumentali, resta l’emergenza, che qualcuno ha pensato di strumentalizzare a scopo militare. È il caso della Gran Bretagna, non a caso il Paese che più sta forzando per l’ingaggio occidentale in Ucraina, che ha minacciato di mandare le proprie navi da guerra a forzare il blocco navale russo (minaccia poi ritirata perché altamente rischiosa).

Va notato, en passant, che l’emergenza grano, e l’idea di forzare il blocco navale russo, strategico per il conflitto, si è profilata insieme a quella di inviare all’Ucraina missili anti-nave più efficaci degli attuali, tanto che a Kiev sono arrivati i micidiali Harpoon, che in teoria dovrebbero affondare la flotta russa.

Ma al di là delle coincidenza temporale, resta il dramma della carenza di grano nel mondo, tragedia collaterale, ma neanche troppo, della guerra ucraina. E resta che la Turchia sta cercando di trovare una soluzione all’intricata vicenda, che potrebbe essere quella di offrire la propria marina da guerra per scortare i mercantili in uscita dai porti ucraini o altro.

Così sull’agenzia di stampa turca Anadolu,: Il ministro degli Esteri turco “Çavuşoğlu ha annunciato che il suo omologo russo, Lavrov, verrà in Turchia l’8 giugno per trattare sull’apertura di un corridoio di sicurezza nel Mar Nero, che comprenda anche la vicenda del grano”.

Stranamente, nonostante i media d’Occidente abbiano dato tanto risalto, e giustamente, al dramma della mancata esportazione del grano ucraino, la possibilità di sbloccare la querelle, e quindi di portare un po’ di ristoro al mondo, sta passando sottotraccia.

È evidente (e da un punto di vista propagandistico del tutto legittimo) che “l’emergenza grano” è stata usata per criminalizzare ulteriormente la Russia, criminalizzazione che deve ovviamente obliterare il fatto che alla carenza di grano concorrono anche le sanzioni contro Mosca. Ed è probabile che alcune cancellerie non siano entusiaste di non poter più usare questa arma propagandistica.

Questo, forse, il motivo della mancanza di rilievo che ha avuto la notizia di una possibile risoluzione del problema. Si spera che nessuno si muova per contrastare attivamente l’eventuale sblocco della criticità, che gioverebbe a tanta povera gente, Vedremo.