18 Maggio 2022

Il nucleare iraniano, l'Ucraina e il tradimento di Biden

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“La mattina del 13 maggio, Enrique Mora, il direttore politico del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), è stato brevemente trattenuto all’aeroporto di Francoforte dalla polizia tedesca al suo ritorno da Teheran, dove si era recato nel tentativo di salvare il vacillante accordo nucleare con l’Iran, noto come JCPOA”.

“Insieme a lui è stato trattenuto il capo della task force del SEAE-Iran Bruno Scholl, che accompagnava Mora, così come l’ambasciatore della UE presso le Nazioni Unite a Vienna Stephan Klement. Facendo notare che aveva un passaporto diplomatico spagnolo, Mora ha ammonito di una possibile violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche da parte delle autorità tedesche. I suoi telefoni e il suo passaporto sono stati esaminati dalla polizia. Secondo il diplomatico, non è stata fornita alcuna spiegazione per l’accaduto”. Così inizia un articolo di Responsible Statecraft firmato da Eldar Mamedov.

L’articolo spiega che il lungo stallo delle trattative sul nucleare iraniano, era in procinto di far collassare il dialogo, portando alla rottura tra Usa e Iran. Tale stallo è causato dalla richiesta avanzata da Teheran di cancellare i Guardiani della rivoluzione dalla lista delle organizzazioni terroriste, iniziativa presa sotto l’amministrazione Trump e al tempo pesantemente criticata anche da quanti oggi sono al potere negli Stati Uniti.

Una richiesta che, però, l’amministrazione Biden non sta accogliendo, nonostante tale obliterazione avrebbe un banale valore simbolico, non avendo alcun effetto reale nel rapporto tra i Guardiani della rivoluzione e il resto del mondo (tutto ciò è spiegato in dettaglio in due articoli, rispettivamente del New York Times e Haaretz, citati in altra nota).

Insomma, la resistenza Usa appare del tutto strumentale (come affermano gli articoli citati): una postura che serve solo ad affondare le trattative e ripristinare lo status ante, cioè tenere aperta l’opzione di un’intervento militare americano contro Teheran, da tempo ossessione dei neocon e di parte di Israele.

La missione guidata da Mora serviva a riannodare i fili del dialogo con Teheran e salvare così in extremis la possibilità di un accordo. Missione che Mamedov reputa sia riuscita. Ma al ritorno, appunto, lo strano imprevisto, che il notista di RS spiega come un segnale di divisione all’interno della Ue tra favorevoli e contrari all’accordo.

E conclude: “Quanto accaduto a Francoforte il 13 maggio, a prima vista, porta i segni caratteristici di un potenziale sabotaggio diplomatico, realizzato in un momento particolarmente delicato per i negoziati con l’Iran”.

Quanto avvenuto, in effetti, appare una vera e propria intimidazione, anche se, in realtà, a differenza di quanto scrive RS, la camarilla contro l’accordo, come accennato in precedenza, è condotta da ambiti ben più internazionali e potenti.

Così è del travagliato negoziato sul nucleare iraniano, che la guerra ucraina ha complicato a dismisura, rafforzando i Signori delle Guerre infinite, delle quali l’intervento in Iran è tassello fondamentale (più o meno tutte le guerre infinite consumate dopo il 2001 avevano lo scopo di rendere più facile attaccare Teheran).

Questo il grande tradimento di Biden, dovuto a debolezza (e al ricatto verso il figlio Hunter) più che a un voltafaccia della persona, ma gli effetti sono gli stessi. Biden aveva, infatti, raccolto consensi promettendo che avrebbe posto fine alla guerre infinite, invece sta perseverando su quella nefasta via.

Egli, infatti, sta rischiando di dare inizio a una guerra contro l’Iran, come rileva anche Antiwar: a fine mese, infatti, “gli Stati Uniti parteciperanno alla simulazione militare israeliana di un attacco su larga scala contro l’Iran”. Una determinazione che corre il parallelo con quanto sta avvenendo nel conflitto ucraino, al quale l’amministrazione Usa ha dato la forma dell’ennesima guerra infinita inviando armi a tutto spiano, contrastando le iniziative diplomatiche e facendone una guerra contro la Russia.

Nessuno si illuda: un conflitto con Teheran sarebbe il più spaventoso e mortale dalla fine seconda guerra mondiale, perché prenderebbe la forma di una guerra incontrollata e incontrollabile, al contrario di quella ucraina che presenta comunque margini di gestibilità (con gli imprevisti del caso). Anche perché il conflitto con Teheran non risparmierebbe Israele, con tutte le conseguenze internazionali del caso.

Tornando all’ucraina e al voltafaccia Usa, si può notare come, per una nefasta convergenza, il tradimento di Biden si associa a quello di Zelensky, che è stato eletto grazie alla promessa di appianare le controversie con Mosca (nate all’indomani del colpo di Stato di Maidan) e ha poi fatto di tutto per inasprirle, creando le premesse per il disastro attuale.

Con tale nota non vogliamo constatare l’ipocrisia di tanta Politica, che sarebbe la scoperta dell’acqua calda, ma evidenziare come il Potere, quello vero – al di là del teatro imbastito a uso e consumo dell’opinione pubblica – risiede altrove, in ambiti più occulti e influenti. Un potere trasversale, da tempo uguale a se stesso, che sta tentando di trascinare il mondo verso l’abisso. Vedremo.

Ps. A proposito di guerre infinite, di questi giorni l’invio di un contingente dei Marines in Somalia