7 Aprile 2022

NYT: il video di militari ucraini che uccidono prigionieri russi

Tempo di lettura: 4 minuti

Pochi giorni dopo la tragedia di Bucha, i cui contorni sono ancora lungi dall’essere chiariti, il New York Times pubblica la testimonianza di un’altra documentazione drammatica, un video in cui sembra che dei soldati ucraini uccidono alcuni soldati russi prigionieri. Il giornale della Grande Mela spiega di aver verificato l’autenticità del filmato, che mostra l’esecuzione sommaria di alcuni soldati russi catturati. Il crimine sarebbe accaduto al limitare di un villaggio alla periferia di Kiev.

Così il NYT: “«È ancora vivo. Filma questi predoni. Guarda, è ancora vivo. Sta ansimando”, dice un uomo mentre un soldato russo con una giacca tirata sopra la testa, apparentemente ferito, viene visto ancora respirare. Un soldato poi spara all’uomo due volte. Dopo che l’uomo continua a muoversi, il soldato gli spara di nuovo e si ferma.

Almeno altri tre che sembrano soldati russi, di cui uno con un’evidente ferita alla testa con le mani legate dietro la schiena, si vedono morti vicino alla vittima. Tutti indossano una mimetica e tre hanno bracciali bianchi comunemente indossati dalle truppe russe…

Il video è stato girato su una strada appena a nord del villaggio di Dmytrivka, a circa sette miglia a sud-ovest di Bucha…

 “Questi non sono nemmeno umani”, dice un soldato ucraino nel video mentre cammina tra i veicoli distrutti, aggiungendo che due luogotenenti russi sono stati fatti prigionieri.

I soldati ucraini sono riconoscibili dalle toppe con la bandiera e dai bracciali blu e ripetono più volte “gloria all’Ucraina”…”.

Nel frattempo il media USA The Intercept ha indagato sul caso di altri prigionieri russi ai quali gli ucraini hanno sparato alle gambe (per la precisione alle ginocchia, tecnica sofisticata perché produce danni irreparabili), il cui video ha fatto il giro del mondo.

Il filmato dei prigionieri gambizzati e torturati, secondo “degli investigatori open source e della BBC News” era stato girato presso “un impianto di lavorazione dei latticini a Malaya Rohan, che si trova a circa 3 miglia a est di Kharkiv”.

Il centro abitato è stato ripreso dagli ucraini e l’avvenuta riconquista è stata filmata da un noto giornalista ucraino, Yuri Butusov, il quale ha pubblicato un video che “mostra i resti carbonizzati di tre uomini che ha identificato come soldati russi”, spiegando che i russi erano stati uccisi nello scontro a fuoco (il video è visibile cliccando qui, ma attenzione, immagini terribili).

Ma, come spiega The Intercept, “un’analisi visiva del filmato mostra che è stato chiaramente girato nella stessa posizione del video dei prigionieri uccisi” che era stato reso pubblico in precedenza.

Rimandiamo al sito del media americano, che fa un confronto sia della posizione dei corpi a terra sia degli edifici e delle strutture circostanti, mettendo in evidenza la corrispondenza puntuale tra i due filmati.

Cioè quei poveri resti carbonizzati, secondo l’analisi di The Intercept, non sono soldati caduti in battaglia, ma è quel che resta di alcuni di quei prigionieri ai quali era stato sparate alle ginocchia (si spera che almeno non siano stati bruciati vivi).

Il video dei soldati gambizzati e torturati fu etichettato dall’intelligence ucraina come una manipolazione creata ad arte dal nemico e derubricato a “disinformazione russa”.

Ma Oleksiy Arestovych, consigliere di Zelenskyy, aveva dichiarato che il governo aveva preso molto seriamente quanto denunciava quel video, dichiarando solennemente che “ci sarà un’indagine immediata. Siamo un esercito europeo e non maltrattiamo i nostri prigionieri. Se ciò è reale, è un comportamento assolutamente inaccettabile”.

Al momento non è stata comunicato alcun esito di tale indagine, anche se non sembrava così difficile appurare i fatti, dato che i soldati ucraini erano ben visibili nel filmato.

Ora arriva il video del NYT, il quale sembra raccontare che la “pratica” di infierire sui prigionieri russi potrebbe non essere un caso isolato, come denunciato dalle autorità russe.

Peraltro, lo ha detto chiaramente Mamuka Mamulashvili, comandante della “Legione nazionale georgiana” in Ucraina: “Sì, a volte gli leghiamo mani e piedi. Parlo a nome della Legione georgiana, non faremo mai prigionieri soldati russi. Nessuno di loro sarà fatto prigioniero”.

Nelle cancellerie occidentali si usa fare il parallelo tra la guerra ucraina e quella in Afghanistan, quella che ha visto l’esercito sovietico scontrarsi con la resistenza dei mujiaheddin afgani. Questi loschi figuri, esaltati al tempo come eroi della libertà – prima che disvelassero il loro vero volto sanguinario negli anni successivi sotto la bandiera di al Qaeda – non facevano prigionieri.

La storia ha il vizio di ripetersi, ma si spera che almeno in questo particolare ci sia un’eccezione alla regola. Le cancellerie occidentali dovrebbero chiedere spiegazioni agli ucraini, perché stiamo inviando loro armi e tanto altro. E non è accettabile che si armi un esercito che ignora deliberatamente la Convenzione di Ginevra.

Ad oggi nessun governo d’Occidente sembra che abbia chiesto i dovuti chiarimenti. Dubitiamo che sarà fatto in seguito. La barbarie è appena iniziata. E non riguarda solo l’Ucraina.

Ps. A questo link un video che riprende soldati ucraini che trascinano dei cadaveri attraverso le strade di Bucha, luogo in cui i russi avrebbero infierito sui civili, con Mosca che si è difesa accusando la controparte di aver allestito una messinscena.

Il filmato sembra autentico e il luogo, confrontando con altri filmati, sembra proprio Bucha. Il video potrebbe riprendere dei soldati intenti a rimuovere i cadaveri rinvenuti per strada, ma la modalità appare alquanto bizzarra. Mentre lo spostamento dei corpi da un luogo all’altro potrebbe spiegare perché i cadaveri dei filmati relativi alla strage di Bucha non presentano macchie di sangue nelle adiacenze.