23 Marzo 2022

Yemen e Afghanistan: il silenzio che uccide

“Mentre il mondo osserva con l’indifferenza solita, lo Yemen deve affrontare una potenziale situazione simile a una carestia. Secondo le agenzie delle Nazioni Unite che valutano la situazione, da 31.000 persone che quest’anno rischiano di morire di fame, è probabile che il numero salga a 161.000 nei prossimi mesi”.

“2,2 milioni di bambini si trovano in una situazione di indigenza grave e stanno soffrendo la fame. L’apatia verso il conflitto in Yemen – e anche la miseria del popolo afghano – diventa ancora più forte rispetto al modo in cui il mondo ha reagito alla guerra in Ucraina e alla situazione in Europa. Ancora una volta, possiamo vedere una doppiezza di standard nel modo in cui viene trattato il conflitto (da The News International)”.

Sulla crisi afghana pesa la distrazione delle riserve della banca centrale afghana, che il governo fantoccio degli americani instaurato dopo l’invasione aveva depositato (ovviamente) nelle banche Usa e che ammonta a un totale di 7 miliardi di dollari.

Biden ha decretato che metà di quei soldi siano destinati ai familiari delle vittime dell’attentato alle Torri gemelle, mentre l’altra metà sarà restituita in qualche modo all’Afghanistan, cosa che non sta avvenendo.

Una decisione che, di fatto, ha condannato a morte una moltitudine di persone. Così su al Manar: “Quando l’11 febbraio gli Stati Uniti hanno rubato 7 miliardi di dollari dall’Afghanistan, non è stato un semplice furto. È stato un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità che probabilmente ha condannato alla fame milioni di afgani”.

“[…] Non è stato il governo afgano a uccidere i loro parenti. Peraltro, nel 2001, i talebani si erano offerti di consegnare i colpevoli di al-Qaeda a Washington. Gli Stati Uniti rifiutarono la proposta e invasero il Paese” (piccolo retroscena poco noto, d’altronde c’è tanta confusione attorno a quel conflitto, data la nebbia post 11 settembre; sul punto vedi anche The Guardian).

Secondo l’UNICEF riferisce ancora al Manar, “più di 23 milioni di afgani sono alle prese con la fame, di cui 9 milioni stanno per morire (di fame). Entro la metà di quest’anno, il 97% degli afgani sarà indigente, secondo le stime delle Nazioni Unite. Dire che queste persone hanno bisogno di ogni centesimo dei loro 7 miliardi di dollari è un eufemismo. Dire che coloro che ne rubano la metà sono mostri è l’unica valutazione morale di tale furto (l’altra metà dovrebbe essere loro restituita in una data successiva non ancora specificata)”.

“Tale furto rappresenta circa il 40% dell’economia afghana e circa 14 mesi di importazioni afghane, scrive Mark Weisbrot sul Sacramento Bee del 4 febbraio”, prosegue al Manar, aggiungendo che la situazione è aggravata non poco a causa delle sanzioni imposte a Kabul come “regalo di addio” di Biden dopo il ritiro delle truppe americane.

Il tema delle sanzioni è affrontato anche da Weisbrot nell’articolo citato (ripreso dal Centre for Economic Policy Research), nel quale si specifica: “Le sanzioni attualmente imposte al paese sono prossime a uccidere più civili nel prossimo anno di quanti ne siano stati uccisi in 20 anni di guerra. Non c’è più alcun modo di nasconderlo”.

Del conflitto in Yemen e dei sub-umani che vi abitano non importa nulla a nessuno, perché lì, a cadere sulle teste dei civili, sono bombe americane inviate generosamente ai loro alleati del Golfo.

E nonostante i morti di questa guerra siano incomparabilmente più numerosi delle vittime del conflitto ucraino, non ne parla nessuno. Tale la miopia mediatica, non certo casuale, che rende drammaticamente concreto il detto “ne uccide più la penna della spada”, e ancora di più quando alla penna si aggiungono social e Tv.

Tale tragedia, nel caso afghano, assume i connotati di una grottesca ironia: i media nostrani si interessano dell’Afghanistan solo per lamentare il destino delle povere ragazze che vi abitano, alle quali i cattivi talebani impediscono di andare alle scuole secondarie (cosa che avevano promesso, peraltro, con ripensamento dell’ultimo minuto, sembra).

Nulla importa agli stessi giornali che forse la prima cosa di cui avrebbero bisogno quelle ragazze è il cibo ché, senza quello, molte di loro non potranno andare a scuola neanche se in futuro la promessa dei talebani si realizzasse, causa decesso.

Come peraltro avverrà a tanti ragazzi afghani, accomunati così nei diritti a tante loro coetanee, avendo tutti loro goduto delle stesso diritto: di morire di inedia in conseguenza delle restrizioni imposte loro dai Paesi occidentali per un governo che non hanno voluto e per un attentato di trent’anni fa di cui essi sono del tutto innocenti.

Così l’overdose di informazioni sulla guerra ucraina ha anche questa conseguenza, se non, per taluni, questo segreto scopo: nascondere i crimini che i paladini della libertà del popolo ucraino (anch’esso derelitto, ovviamente) compiono altrove.