22 Marzo 2022

Il passo falso di Zelensky e il flirt con l'Armageddon

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Un piccolo passo falso per Zelensky, che alla Knesset ha paragonato le sofferenze del suo popolo a quelle degli ebrei sotto i nazisti. La macchina propagandistica del presidente ucraino è potente e sofisticata, nessun leader del mondo è mai riuscito a parlare in tante aule parlamentari, per questo tale scivolata risulta alquanto bizzarra, perché in effetti ha perseguito un paragone arduo.

Nel richiedere un maggiore impegno israeliano a fianco del suo Paese e la rescissione completa dei suoi rapporti con Mosca, Zelensky ha evocato esplicitamente l’olocausto, suscitando reazioni negli uditori.

Ne scrive il Timesofisrael, in un articolo dal titolo: “I parlamentari israeliani fanno a pezzi Zelensky per i confronti sull’Olocausto nel suo discorso alla Knesset”. Ne citiamo alcuni passaggi.

“Diversi parlamentari hanno criticato aspramente Zelensky per aver tracciato confronti tra l’Olocausto e l’invasione russa dell’Ucraina – si legge su Timesofisrael -, apparentemente ignorando la complicità di alcuni ucraini nel genocidio condotto dai nazisti”.

“‘Ammiro il presidente dell’Ucraina e sostengo il popolo ucraino con il cuore e con  azioni, ma la terribile storia dell’Olocausto non può essere riscritta’”, ha twittato il ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel”.

“Hendel ha osservato che una parte del genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista ‘è stato compiuto anche in terra ucraina’. Ha aggiunto che se di certo ‘la guerra è terribile, il confronto con gli orrori dell’Olocausto e la Soluzione Finale è oltraggioso'”.

[…] “Zelensky ha anche distorto il ruolo svolto dal suo paese nell’assassinio degli ebrei”, hanno detto [alcuni parlamentari], secondo il sito di notizie Ynet”.

Un esponente del Likud, Yuval Steinitz ha osservato che [quanto detto da Zelensky] “confina con la negazione dell’Olocausto. La guerra è sempre una cosa terribile… ma ogni confronto tra una guerra regolare, per quanto terribile sia, e lo sterminio di milioni di ebrei nelle camere a gas nel quadro della Soluzione Finale è una completa distorsione della storia”.

Anche alcuni parlamentari appartenenti a partiti del sionismo religioso hanno criticato Zelensky. Tra questi il leader del partito di opposizione di estrema destra, Bezalel Smotrich, il quale ha biasimato il confronto con l’Olocausto e ha accusato il leader ucraino di aver cercato di ‘riscrivere la storia e cancellare il coinvolgimento del popolo ucraino nello sterminio degli ebrei’”.

Il punto non è tanto l’errore di calcolo dei pur bravi ghostwriter di Zelensky, ma che tale assurdo paragone è parte della narrativa corrente sulla guerra, nella quale Putin viene accostato a Hitler e le trattative di pace eluse perché richiamerebbero la vacuità degli accordi di Monaco.

Non solo, tale narrativa deve necessariamente derubricare a boutade gli allarmi sulla forza e l’entità dei movimenti nazionalisti e neo-nazisti ucraini, che anzi diversi media vedono come benefico alleato, ricadendo nell’errore che fece di al Qaeda un benefico alleato dell’Occidente contro i sovietici nella guerra afghana, prima che il mostro rivolgesse la sua furia assassina contro gli apprendisti stregoni che l’avevano evocato.

Peraltro, il portare sugli scudi l’Azov e il nazionalismo ucraino sta suscitando nuovi fermenti nei vari movimenti neonazisti e nazionalisti europei, come spiega con dovizia di particolari la direttrice di Site (autorevole website di intelligence) Rita Katz in un articolo del Washington Post che va assolutamente letto per comprendere certe dinamiche che la nebbia propagandistica offusca (vedi Piccolenote).

Non c’è da andare tanto in là negli anni per ricordare le manifestazioni neonaziste in Germania e altrove in Europa, e per registrare come tali movimenti di recente si siano rafforzati (vedi ad esempio report di Avvenire). E, en passant, si può ricordare come anche la più terribile strage avvenuta sul suolo europeo sia stata compiuta da un lupo solitario di tale estrazione, a Utoya, Norvegia, e che il suo nome, Anders Brevnik, evoca ancora orrore e costernazione.

Non si tratta di accreditare la tesi dell’Ucraina nazista propagandata da Putin, anche perché il presidente ucraino è ebreo, solo di registrare che certi errori del presente saranno pagati a carissimo prezzo. E l’errore fondamentale è quello di approcciare il conflitto ucraino in modo unilaterale, cioè limitandosi ad armare fino ai denti Kiev.

Sul punto val la pena registrare quanto scrive Ted Galen Carpenter su Responsible Stratecraft: “Putin potrebbe facilmente interpretare il flusso di armi della NATO coordinato dagli Stati Uniti per sostenere la resistenza militare ucraina come un’interferenza inaccettabile. Lo stesso vale per un’altra misura decisa dell’amministrazione Biden: condividere i dati dell’intelligence con Kiev, forse anche fornendo alle forze ucraine informazioni sugli obiettivi in tempo reale” .

Si pensi come avrebbero reagito gli Usa se i russi avessero fornito a Gheddafi dei sistemi anti-aerei sofisticati per abbattere i loro jet… è precisamente quel che sta avvenendo in Ucraina: come suggerito dagli autorevoli analisti dell’Atlantic Council (Piccolenote), la Slovacchia è pronta a fornire agli ucraini i micidiali sistemi anti-arei S-300 di fabbricazione russa (su suggerimento Nato).

Un approccio rischioso, come conclude la nota di Carpenter: “il Cremlino è pronto a fare tutto il necessario per ottenere la vittoria. Rafforzando il nemico della Russia e allo stesso tempo contrastando e facendo sanguinare le forze russe in un’arena che Putin considera vitale per la sicurezza del suo paese, Washington sta perseguendo una strategia provocatoria e molto rischiosa. L’amministrazione Biden sta flirtando con l’Armageddon“.

Non si tratta di abbandonare l’Ucraina al suo tragico destino, ma di imboccare la via del negoziato che attualmente è del tutto elusa dall’Occidente, se non sabotata. Ne è un chiaro esempio il “suggerimento” dato dagli Stati Uniti alla Turchia di fornire gli ancor più micidiali S-400 russi, comprati da Mosca, all’Ucraina.

Non è solo un modo per aiutare il Paese invaso, ma anche “per sottrarre la Turchia dalla sua danza con la Russia”, come scrive il New York Times. La Turchia (come anche Israele), non solo non sta danzando con Mosca, ma in realtà è l’unica entità internazionale che sta mediando tra le parti, come testimonia l’incontro tra il ministro degli Esteri russo e ucraino sul suo territorio.

Il suggerimento riguardo gli S-400, che agli orecchi delle autorità turche è risuonato come un “inaccettabile” ordine (ANI news), di fatto, affonderebbe tale mediazione.

Anche per questo, ha rilevanza la scivolata di Zelensky alla Knesset, dal momento che la reazione dei parlamentari israeliani indica che non hanno aderito alla proposta di rescindere i ponti con la Russia e che Israele persevererà nel tentare l’ardua via dei negoziati, l’unica che può evitare l’Armageddon.