17 Marzo 2022

Zelensky al Congresso Usa: l'invasione russa come Pearl Harbor

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Zelensky ha parlato al Congresso americano e, come ovvio, al termine di un intervento drammatico e drammatizzante, ha chiesto un ingaggio Nato nella guerra ucraina, attraverso l’istituzione di una no-fly zone. Idea che gli Stati Uniti continuano a ritenere impraticabile.

La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, in una conferenza stampa successiva, ha risposto così a una domanda sul tema: “Il presidente Biden decide attraverso il prisma della nostra sicurezza nazionale. E come abbiamo detto in precedenza, una no-fly zone richiederebbe l’implementazione… richiederebbe la possibilità di abbattere aerei russi, la NATO dovrebbe abbattere aerei russi. Non ci interessa dare inizio alla Terza guerra mondiale”.

La richiesta di Zelensky, infatti, andava esattamente in questa direzione. Perché  probabilmente non si tratta di un lapsus il fatto che nel suo intervento abbia paragonato l’intervento russo all’attacco di Pearl Harbor, che determinò l’ingresso di Washington nell’ultimo conflitto mondiale.

Ancora non siamo a questo, nonostante certe spinte folli. Ma più dura la guerra, più tali spinte diventeranno pressanti. Bisogna sperare che Biden conservi la lucidità dimostrata  finora.

Ieri anche il primo colloquio ad alto livello tra l’amministrazione Usa e la Russia dall’inizio del conflitto. Il Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan ha infatti tenuto una conversazione con il suo omologo russo Nikolai Patrushev. Nel report di Axios si riferisce che Sullivan ha espresso al suo interlocutore la grande avversione Usa per l’aggressione e minacciato di far pagare un prezzo ancora più alto alla Russia se non si ferma.

È alquanto ovvio che Patrushev non aveva alcun interesse ad ascoltare cose che appaiono tanto scontate, così che il report in realtà appare una cortina fumogena. Cosa si siano detti i due resta quindi un mistero.

Due le ipotesi. La prima è che si siano accordati su alcuni aspetti della guerra, sia quella combattuta sul campo che quella di propaganda. Ad esempio, Sullivan potrebbe aver chiesto alla controparte di non divulgare quello che i russi hanno trovato nei bio-laboratori che gli ucraini gestivano grazie all’assistenza Usa, dal momento che il Sottosegretario di Stato Victoria Nuland, in una seduta del Congresso, aveva espresso la sua “preoccupazione” per il fatto che fossero caduti sotto il controllo di Mosca.

In cambio di una divulgazione soft della documentazione rinvenuta, i russi potrebbero aver chiesto una fornitura di armi meno letale agli ucraini. Ma siamo nel campo delle ipotesi, ed è solo per fare un esempio di come si svolgono certe trattative sottotraccia.

I due potrebbero aver parlato anche dei negoziati in corso tra russi e ucraini o di avviarne uno tra le due potenze. In America c’è chi inizia a ragionare su come arginare il conflitto. Non tutti, infatti, vogliono che diventi infinito e il dramma si faccia globale.

Queste le novità di ieri, al di là della stretta cronaca di guerra, che si può seguire h 24 su tutte le Tv e tutti i programmi (Rai e non Rai). Un bombardamento continuo di informazioni che corre in parallelo con quello che vige in Ucraina. Non è certo altrettanto sanguinario, ma ha anch’esso i suoi aspetti nefasti, un po’ come avveniva ai tempi del bombardamento-Covid.

Concludiamo riportando un cenno del New York Times relativo all’intervento di Zelensky: “L’appello e il video delle persone ferite e uccise dagli attacchi russi hanno fatto piangere alcuni legislatori e hanno fatto alzare in piedi gli esponenti di entrambi i partiti che si sono prodigati in lunghe standing ovation per il leader”.

Si noti che a commuoversi non sono stati spettatori normali, ai quali si addice il dolore, ma lo stesso Congresso che in questi ultimi mesi ha votato in massa per approvare la vendita di armi per un miliardo di dollari – missili, bombe e ricambi per elicotteri – all’Arabia Saudita perché li usasse nella sua guerra di aggressione contro lo Yemen (Piccolenote). Di oggi, ad esempio, la notizia di una famiglia sterminata dallo scoppio di una mina: cinque i morti.

Il bello è che è probabile che i membri del Congresso si siano commossi veramente per la sorte dei bambini ucraini, avendo allo stesso tempo decretato, con il loro voto, la morte di molti più bambini yemeniti…

La prima vittima della guerra è la verità, ricorda la massima. Si potrebbe correggere in: la prima vittima della guerra – in Yemen come in Ucraina – è la ragione. E il sonno della ragione genera mostri.

Ps. Titolo del Timesofisrael di oggi: “Bennett sta giocando un ruolo “primario” di mediazione nei colloqui Russia-Ucraina, afferma un articolo”. Sottotitolo: “Il Financial Times scrive che il primo ministro israeliano è il principale intermediario internazionale tra Mosca e Kiev, mentre le due parti si avvicinano a un accordo sul cessate il fuoco”.

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