14 Marzo 2022

Ucraina: la diplomazia si sta facendo strada

Tempo di lettura: 4 minuti

Naftali Bennett, Volodymyr Zelensky

S’intensifica l’impegno della diplomazia attorno alla crisi ucraina. Due le direttrici. La prima passa per Tel Aviv, con il premier israeliano Bennett volato a Mosca per iniziare a tessere una mediazione tra i duellanti, quando ancora il mondo era in preda allo shock.

Zelensky in un primo tempo ha resistito a tale mediazione, ma sabato ha aperto alla possibilità di fare di Gerusalemme una sede per un negoziato costruttivo con la Russia (Jerusalem Post).

Nel frattempo, sottotraccia, continuano le trattative dirette tra le parti. Riportiamo dalla Reuters: “I funzionari russi e ucraini domenica hanno espresso le loro valutazioni più ottimistiche sui progressi nei colloqui sulla guerra in Ucraina, suggerendo che potrebbero esserci risultati positivi entro pochi giorni”.

“In separata sede, il vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman ha affermato che la Russia sta mostrando segni di volontà di impegnarsi in negoziati […] L’Ucraina si è detta disposta a negoziare, ma non ad arrendersi o ad accettare un ultimatum”.

“‘In linea di principio non concederemo su niente. La Russia ora lo capisce. E sta già iniziando a parlare in modo costruttivo’, ha affermato il negoziatore ucraino e consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak in un video pubblicato online. ‘Penso che otterremo alcuni risultati nel giro di pochi giorni’, ha detto.

“L’agenzia di stampa RIA ha citato un delegato russo, Leonid Slutsky, che ha affermato che i colloqui hanno compiuto progressi sostanziali. ‘Secondo le mie aspettative personali, questo progresso potrebbe incrementarsi nei prossimi giorni in una convergenza di entrambe le delegazioni, fino ad arrivare a firmare documenti”. E oggi è previsto un nuovo round di negoziati tra ucraini e russi.

Nel frattempo si sta dipanando una nuova via diplomatica che passa per la Cina. Ne scrive Wang Huiyao, fondatore di un think tank cinese, sul New York Times, il quale, dopo aver spiegato che occorre chiudere il conflitto prima che la Russia alzi il tiro per ottenere quei risultati che sembrano sfuggirgli, aggiunge: “Per quanto alcuni in Occidente potrebbero trovare sgradevole l’idea, è tempo di offrire al leader russo un qualche vantaggio con l’aiuto della Cina. Martedì, il presidente cinese Xi Jinping ha tenuto un vertice virtuale con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, sollecitando una soluzione diplomatica”.

“Gli Stati Uniti e i loro alleati potrebbero essere riluttanti a far svolgere alla Cina un ruolo in questa crisi, dato che vedono Pechino come un rivale strategico. Questo è sciocco e miope; i pericoli immediati del conflitto superano di gran lunga qualsiasi considerazione di tipo concorrenziale. La stessa Ucraina vede il potenziale insito in una risoluzione del conflitto condotta dalla Cina”.

Quindi, dopo aver dettagliato come i rapporti commerciali tra Cina e Occidente superino di dieci volte quelli con la Russia e aggiunto che la Cina con questa guerra sta vedendo minacciata ancor di più la sua Belt and Road Initiative, aggiunge: “Ci sono anche ragioni politiche perché la Cina desideri che questo conflitto finisca in un modo che coinvolga tutti i soggetti coinvolti”.

“Più a lungo durerà la guerra, più rinvigorirà l’alleanza occidentale attorno all’idea di un confronto basato sui valori tra Est e Ovest, portando gli Stati Uniti e l’Unione europea verso un allineamento ancora più stretto e facendo aumentare i budget militari in tutto il mondo. Ciò non va bene per la Cina, che preferirebbe mantenere lucrosi legami economici con l’Occidente e concentrare le proprie risorse sullo sviluppo interno”.

Infine, la Cina, sotto attacco sui diritti umani, potrebbe trarre un notevole vantaggio di immagine ponendo fine a questa crisi umanitaria.

“L’obiettivo di Pechino – conclude Huiyao – dovrebbe essere quello di trovare una soluzione che dia a Putin sufficienti garanzie di sicurezza, tali da poter essere presentate come una vittoria all’opinione pubblica interna, proteggendo al contempo la sovranità dell’Ucraina e la politica della NATO delle ‘porte aperte'”.

“Trovare le convergenze per un tale accordo è difficile, ma non impossibile. Una diplomazia creativa potrebbe risolvere questo problema, come ad esempio una formula per l’espansione della NATO che escluda in pratica l’adesione dell’Ucraina, preservando, però, la sua sovranità e i principi teorici della NATO”.

“Assicurare una soluzione multilaterale alla crisi in Ucraina è una sfida difficile e rischiosa, ma non c’è paese in una posizione migliore per farlo della Cina”.

Oggi il Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan s’incontra a Roma con il rappresentate per l’estero del partito comunista cinese Jang Jiechi. In precedenza, Sullivan aveva minacciato conseguenze pesanti per la Cina se continuerà a sostenere la Russia (Politico). Una minaccia che però sembra alquanto spuntata, dal momento che tagliare anche la Cina dal commercio globale (già più che stressato) equivale a far collassare il pianeta.

Strada non percorribile, dunque. Si precisa che se è vero che la Cina ha tutto l’interesse a chiudere la guerra, risulta illusorio pensare che possa abbandonare Mosca, dal momento che anche a Pechino conoscono la storia degli Orazi e Curiazi e sanno perfettamente che, dividendo il loro destino da quello russo oggi, rimarranno soli e soccombenti nel confronto con l’Occidente domani.

Non c’è altra via di quella di un accordo globale. E più in fretta possibile. L’unica altra opzione in campo è quella di fare dell’Ucraina un altro Afghanistan, ma tale opzione prevede un bagno di sangue nell’Ukrainestan e una nuova e più forte ondata di Terrore internazionale, al modo con cui alla destabilizzazione afghana seguì il dilagare di al Qaeda. Tertium non datur.

Ps. Se la mediazione cinese si riuscisse a sommare a quella israeliana, tutto sarebbe più semplice. Vedremo.