14 Febbraio 2022

The Politico: l'isteria sull'Ucraina ricorda i tempi dell'Iraq

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L’attacco all’Ucraina è imminente, ci dicono da Washington. Un refrain che va avanti da quasi un mese. Secondo l’intelligence Usa la Russia attaccherebbe in questa settimana.

Una ovvia sciocchezza, dal momento che Putin non ha nessun interesse ad attaccare perché ha tanto da perdere e nulla da guadagnare, se non prendersi in carico uno Stato fallito a causa della rivoluzione di Maidan, che ha disintegrato una nazione già povera con il mandare al potere dei burattini che si muovono a comando dei burattinai d’oltreoceano, che sono poi i neocon.

Perché la Russia non vuole la guerra

Nulla ottenendo, la Russia invece perderebbe molto. Anzitutto incenerirebbe le residue speranze di attivare il North Stream 2, sul quale ha puntato tanto del suo rapporto con l’Europa; inoltre si prenderebbe sul groppone altre sanzioni, di certo non gradite; Infine lederebbe ancor più la sua immagine internazionale, facendone un paria.

A rendere il mantra dell’attacco russo ancor più infondato è la tempistica. Putin ha appena rafforzato l’alleanza russo-cinese, con quella Cina che ha riposto grandi aspettative nella riuscita delle Olimpiadi invernali che ospita.

Attaccare mentre sono in corso i Giochi li oscurerebbe ancor più di adesso (la crisi ucraina, infatti, li ha posti in un cono d’ombra, non certo a caso). Sarebbe un vero e proprio sgarbo verso l’alleato più importante di Mosca, sul quale peraltro essa punta per sopravvivere alle pressioni occidentali.

Insomma, le notizie provenienti dall’intelligence Usa sono del tutto infondate, anche se non per questo lo scenario descritto è impossibile, dal momento che proprio le ragioni elencate stanno spingendo i falchi Usa a cercare in tutti i modi di scatenare un conflitto, che le tensioni accumulate rendono possibile grazie a un incidente di percorso, magari provocato (dinamica alquanto abusata fin dall’incidente del golfo del Tonchino, la bufala che diede il “la” all’intervento americano in Vietnam).

Peraltro, anche un media serio e mainstream come Politico si interpella su questi reiterati allarmi riguardanti l’Ucraina, basati su asseriti rapporti di intelligence e notando come “la frequenza e la rapidità” con i quali essi sono rese pubblici siano affatto “insolite”.

Tanto che Calder Walton, storico dell’intelligence presso l’Università di Harvard, parla di un approccio dell’amministrazione Usa “‘ad alto rischio’, soprattutto se le informazioni verranno successivamente smentite. L’Iraq è un esempio ovvio, ma ci sono altri casi che hanno eroso la credibilità degli Stati Uniti“.

“La pubblicizzazione di informazioni su un nemico ha dei precedenti. – Commenta Politico – Il precedente più famoso è quello che ha visto l’amministrazione di George W. Bush far trapelare in maniera selettiva le accuse riguardanti la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq per giustificare l’invasione del paese nel 2003. Le informazioni si sono rivelate false, ma sono state usate per innescare la guerra”.

Il giornale americano riporta anche un commento di un esponente del partito democratico non identificato, che afferma: “Mi chiedo anche se la vicenda del ritiro dall’Afghanistan possa aver reso l’amministrazione più sensibile alle critiche dei falchi e quindi più suscettibile ai loro cattivi consigli”. Il riferimento è alle accese critiche che si è attirato Biden ritirando le truppe dall’Afghanistan; un’iniziativa benemerita che, però, in effetti lo ha indebolito agli occhi dei critici interni.

La conversazione Putin-Biden

Nel frastuono dei tamburi di guerra, bisbigli di pace. Anzi si può registrare come  durante questa crisi le varie iniziative distensive sono state accompagnate e seppellite dal rilancio di informazioni allarmistiche.

Così, dopo alcuni giorni di stallo, in concomitanza con la telefonata tra Biden e Putin, il nuovo e più angoscioso allarme. Poco o nulla si sa del contenuto della conversazione tra i due presidenti. Il bollettino della Casa Bianca riferisce solo che Biden ha ribadito al suo interlocutore che, se la Russia attacca l’Ucraina, ne verrebbe incenerita.

Maggiori dettagli nel resoconto russo. Nel riferire la conversazione, Yury Ushakov, il Consigliere più stretto di Putin, ha detto: “Biden ha anche parlato dell’esperienza dei suoi predecessori che hanno fatto ogni sforzo durante la Guerra Fredda per evitare la catastrofe di un grave conflitto militare tra le nostre due nazioni”.

“Ha detto che le nostre due grandi nazioni sono ancora rivali, ma che dobbiamo fare ogni sforzo per mantenere la stabilità e la sicurezza nel mondo. Ha anche sottolineato che è necessario compiere ogni sforzo per evitare lo scenario peggiore per quanto riguarda l’attuale situazione in Ucraina”.

“Ha affermato di essere un sostenitore della diplomazia e ha formulato un’intera serie di proposte che crede riflettano molte delle preoccupazioni e delle iniziative della Russia che abbiamo delineato e trasmesso agli Stati Uniti e alla NATO nella bozza di documenti sulle garanzie di sicurezza”.

“Voglio subito notare che il presidente russo ha risposto dicendo che la Russia avrebbe studiato attentamente le proposte del presidente Biden e le avrebbe sicuramente tenuto in debita considerazione” nella risposta che la Russia sta mettendo a punto alle precedenti missive della Nato e degli Stati Uniti contenenti proposte per raggiungere un’intesa stabilizzatrice.

Ma Putin ha aggiunto che finora le preoccupazioni essenziali della Russia riguardo la propria sicurezza, non avevano avuto risposta. Detto questo, i due hanno convenuto di mantenersi in contatto.

Nelle parole di Ushakov anche la grande preoccupazione per “l’isteria” di questi giorni, che risulta preoccupante. In effetti, non aiuta a risolvere problemi, semmai li aumenta al parossismo.

Lo ha fatto notare lo stesso presidente ucraino Zelensky, che sabato ha affermato: “Tutte queste informazioni che alimentano solo panico non ci aiutano” (ABC). Vedremo.

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