12 Febbraio 2022

Ucraina: Biden telefonerà a Putin

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Stasera Biden telefonerà a Putin, confermando il trend che vede nell’attuale inquilino della Casa Bianca il presidente americano che più ha interloquito con il suo omologo russo. Negli ultimi tempi, infatti, i due si sono sentiti più volte, l’ultima il 30 dicembre scorso.

A darne notizia è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, mentre per la controparte ha parlato il Consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan, che è stato più vago, avendo detto solo: “Mi aspetto che il presidente Biden telefoni al presidente Putin”, senza dare una scadenza.

Così, nel crescendo di tensioni che sta facendo dell’Ucraina un punto di attrito del mondo a rischio incendi, la diplomazia si muove, tra altisonanti proclami di guerra, con conseguenti azioni destabilizzanti, e sommessi bisbigli di pace.

Isteria collettiva

Tra le grida altisonanti di cui sopra, si può annoverare l’ennesimo pronostico di Biden che, dopo aver riposto la propaganda sull’imminente invasione russa, derubricata a boutade dalla stessa amministrazione Usa (CNN), non ha resistito alla tentazione di dare una nuova data all’asserita invasione russa, pronosticata per il 16 febbraio (Politico). Boutade che, però, gli serve a pararsi dai critici interni, che vogliono un presidente che si relazioni da macho con l’odiato zar.

Un’isteria che non giova ai negoziati di pace, ai quali necessita la lucidità, e che sta dilagando sui media con un crescendo preoccupante, come dimostra il lancio dell’autorevole agenzia Bloomberg che annunciava l’avvenuta invasione russa dell’Ucraina (sic, vedi Rainews). Tanta leggerezza nel dare la notizia dell’inizio della Terza guerra mondiale è difficilmente scusabile.

Tale isteria è accompagnata da un massivo invio di armi all’Ucraina, che serve solo a surriscaldare gli animi, a innervosire la Russia e a rimpinguare le casse delle industrie del settore, dal momento che a nulla servirebbero in caso di un vero e proprio conflitto con Mosca.

In questo indemoniato stridìo, l’annuncio della telefonata tra i due presidenti è oasi di speranza, anche per via di quel che ha aggiunto Peskov nel dare la notizia, ovvero che la richiesta degli Stati Unti per ottenere la conversazione telefonica è stata preceduta da una lettera di Washington.

Cenno significativo, dal momento che, pur non essendo noti i contenuti della missiva, di certo non conterrà solo tale richiesta (per prendere un appuntamento basta molto meno), ma altro e qualcosa di più significativo.

Come significativo appare quanto ha detto il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu nell’incontro, avvenuto a Mosca, col suo omologo britannico Ben Wallace, che cioè la Russia risponderà “in un prossimo futuro” alle proposte avanzate da Usa e Nato sulla sicurezza europea (Reuters).

Insomma, i canali di comunicazione restano aperti, nonostante la follia collettiva alimentata dai falchi Usa in evidente crisi da astinenza da guerre.

La Truss e il mappamondo

L’annuncio della telefonata Biden-Putin è arrivato al termine di giorni di intensa diplomazia. I leader europei, infatti, sono volati a Mosca alla spicciolata, nel tentativo di allacciare anch’essi un filo di dialogo con Putin, temendo un accordo tra questi e gli Usa che li tagli fuori dai giochi, così com’è avvenuto per il ritiro dall’Afghanistan, con gli europei avvertiti solo a cose fatte.

Di questi frenetici incontri, riferiamo un simpatico retroscena relativo alla conversazione tra il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e la sua omologa britannica Liz Truss. In tale incontro la Truss aveva chiesto che Mosca ritirasse le proprie truppe dall’Ucraina, con Lavrov che rispondeva spiegando che esse erano distaccate nelle regioni di Rostov e Voronezh, e che la Russia aveva tutto il diritto di spostare truppe ed equipaggiamenti in tali aree, di cui certo la sua interlocutrice riconosceva la sovranità russa.

Per tutta risposta la Truss dichiarava che la Gran Bretagna non avrebbe mai riconosciuto la sovranità russa su quelle regioni. Da qui il pronto intervento dell’ambasciatore britannico distaccato a Mosca, presente all’incontro, che spiegava alla ministra che Lavrov non si riferiva alle cosiddette regioni ucraine del Donbass, al centro di tante controversie, ma a due regioni appartenenti effettivamente alla Russia.

Un retroscena riferito da Kommersant (e Moscow Times), ma confermato indirettamente dalla ministra, che in un comunicato spiegava di aver frainteso, avendo capito che Lavrov si riferisse alle due regioni autonome dell’Ucraina, sulle quali, peraltro, Mosca non ha avanzato alcuna pretesa di sovranità, anche perché per essa costituirebbero solo un ulteriore problema.

Equivoco reso possibile dalla scarsa conoscenza geografica della ministra, che evidentemente non conosceva Voronezh, e passi (anche se, magari, un occhio al mappamondo poteva darlo prima di partire), ma neanche Rostov, che pure è una delle più importanti città della Russia.

Peraltro, non è la prima volta che la Truss incappa in una gaffe geografica – della quale un ministro degli Esteri dovrebbe avere una qualche contezza -, avendo recentemente dichiarato: “Stiamo fornendo supporto extra ai nostri alleati baltici attraverso il Mar Nero” (The Guardian). Si è confusa un pochino, trovandosi il Mar Nero settecento miglia a Sud degli Stati Baltici.

Alla povera Truss non ne è andata bene una, essendosi presentata a Mosca con cappotto pesante e colbacco, nonostante quel giorno facesse più freddo a Londra che nella capitale russa, qualcosa in stile Totò e Peppino a Milano…

La tragedia è che a decidere della guerra e della pace del mondo saranno personaggi come questi. Speriamo bene.