5 Febbraio 2022

NYT: la CDC certifica che i booster sotto i 50 anni sono inutili

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Non capita tutti i giorni che la Sanità americana, quella che ha gestito la pandemia in Occidente, ammetta di aver sbagliato tutto. Così quanto accaduto ieri ha dell’incredibile: il Centers for Disease Control and Prevention, analizzando i dati dei vaccinati e non americani, ha dovuto registrare che i booster somministrati alla popolazione sotto i cinquant’anni non è servito a nulla.

Il booster al tempo della pandemia

Così sul New York Times: “Il Centers for Disease Control and Prevention giovedì sera ha pubblicato nuovi dati sui rischi di ricovero e morte per Covid-19 tra le persone non vaccinate e vaccinate, con o senza dosi di richiamo”.

“Le cifre confermano che le dosi di richiamo sono più vantaggiose per gli anziani , come precedentemente riportato dal CDC. Ma i nuovi numeri per i giovani americani erano meno convincenti. In quei gruppi di età, la vaccinazione stessa – due dosi dei vaccini Moderna o Pfizer-BioNTech , o una dose del vaccino Johnson & Johnson – ha ridotto il rischio di ricovero e morte in modo così netto che un’iniezione di richiamo non sembrava aggiungere molti benefici”.

Non potendo smentire in modo tanto netto la gestione della pandemia, la cronista del Nyt aggiunge che la ricerca della CDC si ferma a dicembre, non comprendendo quindi lo sviluppo della Omicron, più contagiosa delle precedenti varianti, concludendo che “i colpi di richiamo potrebbero aver contribuito a limitare la diffusione della variante nella popolazione, un argomento a favore dei booster che non sarebbe stato evidenziato nella nuova ricerca”.

Precisazione buttata lì per bruciare un po’ di incenso alla narrativa pandemica, ma sciocca, dal momento che la comunità scientifica e le stesse Case farmaceutiche produttrici dei vaccini hanno ormai appurato che questi non hanno alcun effetto sul contagio, ma solo sugli sviluppi della malattia, evitandone gli esiti nefasti (vedi anche il dilagare dei contagi in Israele causato dalla Omicron, nonostante la quarta dose).

C’è poco da aggiungere se non che buona parte della massiva dose di vaccini distribuiti nel mondo, che hanno impoverito le casse degli Stati e fruttato miliardi di dollari a Pfizer e Moderna, erano del tutto inutili.

Centinaia di milioni di persone incanalate negli hub vaccinali, tanti dei quali riluttanti, ma costretti a obbedire per non perdere il lavoro o altro, sono stati sottoposti a una ritualità inutile, che in alcuni casi, per pochi che siano, è risultata anche dannosa.

Si potrebbe obiettare che non si poteva prevedere… Davvero? Riportiamo quanto riferiva la Cnbc il 17 settembre del 2021:  Il comitato consultivo della “Food and Drug Administration [l’Ema Usa ndr] venerdì ha respinto la proposta di distribuire alla popolazione dosi di richiamo del vaccino Covid-19 di Pfizer e BioNTech, raccomandando invece, con voto unanime, la terza dose solo per persone di età pari o superiore a 65 anni e ad altri americani vulnerabili”.

Tale comitato, composto dai più insigni scienziati d’America, dopo una lunga discussione, aveva messo ai voti la proposta della Casa farmaceutica, che era stata bocciata con 16 voti contrari su 18,.

Ora, c’è differenza tra 50 anni e 65, ovvio, ma un’indicazione di ragionevolezza era stata data e avrebbe dovuto dar adito a un dibattito più approfondito, a una qualche riflessione, a qualche studio ulteriore. Invece, come è accaduto in tutte le fasi della gestione della pandemia, si è proceduto secondo i desiderata di Big Pharma, in America come altrove.

Sarebbe interessante se tale dato desse inizio a qualche riflessione anche sul presente, ma il potere che ha gestito la pandemia è dogmatico, al suo Credo si aderisce o si è dichiarati eretici.

Al di là del particolare, comunque il fatto che tale ricerca abbia avuto luogo e sia stata resa di pubblico dominio è un dato che rafforza le prospettive che abbiamo indicato da mesi, che cioè siamo nella fase terminale della pandemia (almeno di questa).

Checco, il giullare

La nostra nota potrebbe finire qua, ma ci permettiamo di aggiungere qualche riga su quanto avvenuto a Sanremo, dove, nella più alta cattedra Rai, tale è diventato il Festival un tempo semplicemente canoro, un giullare ha potuto sbertucciare il re, come solo ai giullari è dato facoltà di fare e solo se c’è uno spazio di libertà per farlo.

Così Checco Zalone, dall’Ariston, ha usato il suo genio per irridere alla sua maniera la casta dei virologi mediatici, che hanno contribuito non poco a creare – non certo volutamente – la caotica narrazione servita a un certo potere per gestire il momentum pandemico del Bel Paese.

Narrazione solo apparentemente contraddittoria, quella dei virologi, dal momento che tale concordia discors ha avuto l’involontario effetto di amplificare la portata e la paura della pandemia, alimentato la confusione e il caos (e la conseguente angoscia), supportato, con diversità di modulazione, tutte le misure sanitarie e restrittive imposte ai cittadini e relegato all’emarginazione quanti, anche nel settore scientifico, hanno osato contrastare in tutto o in parte tale narrazione o proporre alternative alle misure di contrasto al virus imposte per via dogmatica.

Ci voleva coraggio per dire certe cose, sia perché la pandemia è stata un flagello vero, con morti e angosce reali, sia perché l’oggetto dello sberleffo del giullare non erano solo i virologi in questione – i quali avranno pensato in buona fede che la loro sovraesposizione mediatica avesse un’utilità pubblica  -, ma ciò che essi hanno involontariamente rappresentato in questi anni: il volto pubblico e apparentemente bonario del potere, nazionale e non, che ha gestito la pandemia italica.

Si tenga conto che l’Italia, pur non contando nulla (e forse proprio per questo), ha avuto un ruolo chiave nel momentum pandemico. Perché è stato il primo Paese d’Occidente a essere aggredito dal virus – almeno ufficialmente – e perché il corteo di camion delle bare di Bergamo è diventato immagine iconica globale della pandemia, peraltro consegnando al generale Francesco Paolo Figliuolo, che aveva gestito quell’evacuazione, la patente per gestire la somministrazione dei vaccini (sottratta così alla sanità pubblica per essere consegnata ai militari, con decisione irrituale per una democrazia liberale).

Oggi si chiude il Festival e si avrà il verdetto finale del concorso canoro, ma il vincitore indiscusso di questa edizione è Checco con la sua “Pandemia ora che vai via“.