7 Febbraio 2022

Afghanistan: le sanzioni umanitarie che uccidono

di Eleonora Piergallini
Tempo di lettura: 4 minuti

Su The Intercept, un duro atto di accusa contro l’amministrazione Usa, dal titolo: “Biden flirta con il genocidio afghano”. A tema i soldi della banca centrale afghana rubati dagli Stati Uniti.

La banca centrale afghana fu costituita durante l’occupazione statunitense allo scopo di aiutare il Paese a superare eventuali crisi economiche, come quella che da mesi investe la totalità dell’Afghanistan.

Negli Usa i soldi della banca centrale afghana

Come ogni banca centrale, anche quella afghana operava indipendentemente dal governo ed era essenziale per mantenere stabile l’economia e il settore bancario locale.

In quanto potenza occupante, gli Stati Uniti custodivano le riserve dell’Afghanistan nelle loro banche, 9 miliardi di dollari in totale, con l’accordo di trasferirle a rate alla banca centrale afghana.

Il 14 agosto, quando i talebani erano ormai alle porte di Kabul, sarebbe dovuta arrivare una delle varie tranche, circa 300 milioni di dollari, ma il Segretario di Stato Tony Blinken decise di bloccare la transazione.

Così The Intercept: “ad oggi, la banca centrale continua a funzionare, ma i trasferimenti, che avvengono a intervalli regolari, non sono ancora ripresi. I talebani hanno a malapena sparato un colpo di fucile per prendere il controllo del Paese la scorsa estate, mentre gli Stati Uniti, premendo un solo pulsante, lo hanno annientato”.

Una catastrofe annunciata

Con i fondi bloccati, il tracollo economico è stato rapido. L’Afghanistan in pochi mesi ha visto la chiusura delle banche, il conseguente collasso del settore industriale, l’aumento della disoccupazione, il crollo della valuta, l’aumento dell’inflazione e, infine, la fame.

Delle conseguenze devastanti di questa crisi economica si è già scritto in altra nota, ma, come scrive The Intercept, a fronte della crisi umanitaria che l’amministrazione Biden sta contribuendo ad aggravare, il congelamento dei fondi del Paese “non ha alcuna motivazione politica, al di là dell’insistenza dell’amministrazione Biden affinché i talebani adottino un governo che includa gli oppositori politici”.

A tal proposito, ricorda Intercept, “nel 2002 i Talebani si erano offerti di arrendersi e di partecipare alla formazione di un governo di compromesso, e l’ex presidente afghano Hamid Karzai aveva accettato questa proposta. Ma gli Stati Uniti lo costrinsero a rifiutare l’offerta optando per la guerra totale – una guerra che gli americani avrebbero perso circa due decenni dopo”.

Il Congresso Usa e la crisi afghana

Il Congresso non ha opposto alcuna resistenza al recesso delle transazioni finanziarie deciso dall’amministrazione Usa. L’unica parvenza di dissenso è stata evidenziata in una serie di lettere, la prima scritta il mese scorso dal presidente del Congressional Progressive Caucus Pramila Jayapal e l’esponente del partito democratico Sara Jacobs.

Nella lettera, che non ha però raggiunto la maggioranza del caucus, si chiedeva “di rilasciare i fondi senza condizioni, di abolire le sanzioni imposte sul governo afghano e di smetterla di contrastare gli aiuti internazionali”.

Le stesse richieste sono state mosse dal Segretario generale delle Nazioni Unite, dalla Croce Rossa e da innumerevoli organizzazione umanitarie, consapevoli, però, che gli aiuti umanitari non possono sostituire il beneficio dato dal riavvio dell’economia del Paese.

“Se si sblocca il denaro, allora si può immettere liquidità nel mercato, e l’economia ripartirà, se non lo si fa, il problema non sarà come nutrite 20 milioni di persone al mese, ma ci sarà bisogno di mandare aiuti per circa trentacinque milioni di persone al mese… il Paese crollerà sicuramente”, così David Beasley direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

Dato il fallimento della prima lettera, si è iniziato a lavorare su di una seconda, ottenuta da The Intercept, e poi, la scorsa settimana, su di una terza, rimasta però una bozza.

In queste missive si chiede all’amministrazione Biden di consegnare i fondi afghani alle Nazioni Unite affinché possano essere distribuiti come aiuti umanitari, nonostante sia più che chiaro che nessun aiuto simile potrà sostenere il Paese e che solo la ripartenza dell’economia può far uscire gli afghani da questa profonda crisi.

Nella lettera viene suggerita l’istituzione di una banca privata che faccia le veci di quella centrale, “ignorando, però”, a detta di Mehrabi, “il fatto che gli Stati Uniti hanno già speso 20 anni per costruire una banca centrale in Afghanistan e che i Talebani hanno dato il loro assenso affinché questa continui ad operare indipendentemente dal governo”.

Una possibile soluzione…

Insomma, una profonda ipocrisia avvolge il Congresso americano, che arranca motivazioni poco convincenti per continuare questo gioco al massacro sulla pelle di un intero popolo.

Infatti, le preoccupazioni portate avanti dai membri del Congresso, come la paura che l’indipendenza della banca centrale non sia garantita, che mandare quei soldi non aiuterà donne e bambini, ma sarà solo un finanziamento al governo corrotto dei talebani sono ingiustificate, scrive The Intercept.

Come ha affermato Mehrabi, “se i politici americani volessero evitare questa carestia e placare le loro preoccupazioni potrebbero farlo monitorando il denaro che entra nelle casse della banca centrale. Una registrazione elettronica della transazione permetterebbe agli Stati Uniti di osservarne il movimento verso le banche locali e verso quelle oltreoceano per pagare le importazioni”.

Mehrabi aveva precedentemente suggerito di rilasciare 150 milioni di dollari al mese che avrebbero aiutato a combattere l’inflazione, il deprezzamento della valuta e le relative conseguenze.

“La funzione principale della banca centrale è quella di dare stabilità ai prezzi”, ha detto, aggiungendo che ci sono società di revisione internazionali che ancora operano in Afghanistan e che potrebbero monitorare i flussi se gli Stati Uniti non si fidano della loro capacità di vigilare sui registri elettronici.

Inoltre, Mehrabi ha sottolineato che il denaro non sarebbe andato ai talebani. Il nuovo governo, infatti, finora ha rispettato l’indipendenza della banca centrale, i cui funzionari hanno “incontri trimestrali con esponenti del governo afgano, e non risultano interferenze”.

L’ironia, continua Mehrabi, è che la crisi afghana ha portato gli Stati Uniti ad offrire circa 300 milioni di dollari in aiuti umanitari instradati attraverso le Nazioni Unite. Così, i democratici riluttanti vedranno comunque milioni di dollari fluttuare verso l’Afghanistan, senza però aiutarne effettivamente l’economia. E, ha aggiunto, “quelli di cui stiamo parlando sono soldi dei contribuenti”.