27 Gennaio 2022

Gli Usa rispondono alla Russia e resta tutto interlocutorio

Sergej Lavrov

Ieri gli Stati Uniti hanno inviato una risposta scritta alle proposte avanzate da Mosca per raggiungere un’intesa che garantisca la sicurezza globale.

La risposta, sebbene segreta, sembra contenere diversi placet a un’intesa su diverse controversie chiave, mancando però l’assicurazione che l’Ucraina e la Georgia non entreranno nella Nato, come da richiesta prioritaria di Mosca, anzi ribadendo che l’America difenderà la libertà di scelta di tali Paesi.

Il niet Usa è stato sottolineato dalla controparte, in particolare dal ministro degli Esteri russo, per esprimere profonda preoccupazione, essendo questa la principale richiesta di Mosca per garantire la sua sicurezza.

Di fatto, tutto sembra procedere secondo copione, non potendo gli Stati Uniti né la Nato dichiarare che impediranno all’Ucraina di entrare nell’alleanza atlantica. Non almeno ora e non in forma pubblica.

Detto questo, al di là della retorica e delle minacce propagandistiche rivolte alla Russia, Anthony Blinken ha dichiarato: “Non renderemo pubblico il documento perché pensiamo che la diplomazia abbia le migliori possibilità di successo se diamo spazio a colloqui riservati”.

Insomma, le cose vere si dicono in segreto, anche se resta simpatica la determinazione a tenere segreto un documento visionato da tutti gli alleati Usa, che quindi è plausibile venga reso pubblico da qualcuno. Dovrebbero ricordare a Blinken il detto di uno dei suoi più illustri concittadini, Benjamin Franklin: “Tre persone possono tenere un segreto, se due di loro sono morte”. Tant’é.

Ancora Blinken: “Mi aspetto di parlare con il ministro degli Esteri Lavrov nei prossimi giorni, dopo che Mosca avrà avuto la possibilità di leggere il documento ed è pronta a discutere i prossimi passi”. Passi che dovrebbero seguire, sempre se non si registrano incidenti.

A questo riguardo è importante che, nello stesso giorno della risposta scritta Usa, delegati di Kiev e di Mosca si siano incontrati a Parigi  per verificare lo status delle tensioni ucraine ed evitare escalation (la coincidenza temporale delle sue cose è ovviamente non casuale).

L’incontro era nel quadro del Formato Normandia, che vede esponenti di Russia, Francia, Ucraina, Germania convenire, almeno sulla carta, per attuare gli accordi di Minsk, che posero fine alla guerra del Donbass.

Era tempo che tale Formato non si riuniva, da cui la sua maggiore rilevanza, essendo gli accordi di Minsk rimasti in sospeso per il contrasto tra le parti. E anche se non erano presenti i leader delle quattro nazioni, si è tenuto all’Eliseo, per palesare l’importanza che gli ha voluto accreditare la Francia.

La Russia era rappresentata dal vice capo di Stato maggiore del Cremlino, Dmitry Kozak, e l’Ucraina dal consigliere presidenziale Andriy Yermak, presenti anche i consiglieri del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz.

il summit, durato otto ore, non ha affatto chiuso le controversie, ma ha comunque visto la reciproca promessa di rispettare il cessate il fuoco, troppo spesso violato in questi anni e troppo importante in questo momento di alta tensione. Inoltre, si è stabilito un ulteriore incontro, tra due settimane, sempre di otto ore, a Berlino.

Poca roba, ma serve anche questo. Quanti in America stanno frenando i falchi hanno bisogno di una sponda europea.

C’è bisogno di dialogo per scongiurare una crisi che rischia di riacutizzarsi ogni giorno, riaccendendo la miccia del conflitto del Donbass, che nei disegni dei falchi Usa rimarrebbe limitato a un impegno indiretto russo a favore delle repubbliche autonome ucraine e di un analogo sostegno americano a Kiev. Un conflitto che potrebbe essere favorito dall’invio di nuove e massive spedizioni di armi Usa all’Ucraina.

Non è detto, però, che stavolta la Russia si limiti a dare aiuti indiretti né che sia disposta a chiudere un occhio su un eventuale sostegno indiretto della Nato alle truppe di Kiev. Problemi ovvi quando si gioca con il fuoco.

Detto questo, va registrato che il ministro degli Esteri ucraino ha dichiarato che le truppe russe schiarate presso il confine ucraino sono “insufficienti per un’offensiva su vasta scala“, sementendo di fatto la propaganda che indica l’invasione come ormai imminente.

Se davvero Mosca volesse invadere, ben sapendo che avrebbe di fatto contro la Nato, porterebbe più truppe e soprattutto più armamenti in loco. Lo schieramento attuale serve solo da deterrente, per evitare una ripresa del conflitto del Donbass e per far pressione sugli Usa per raggiungere un ‘intesa.