26 Gennaio 2022

Il Quirinale e i giorni dello scoiattolo

Con oggi inizia il tarantolato round finale del Quirinale, dal momento che siamo a ridosso del punto di svolta, quando iniziano a cercarsi convergenze per raggiungere la maggioranza dei voti dell’aula, non essendo più necessaria la maggioranza qualificata.

I nomi più gettonati, nel segreto, sono quelli che avevamo già evidenziato: Giuliano Amato, Gianni Letta, Mario Draghi e varianti subordinate, con un Mattarella bis come variante di compromesso (parola che in politica ha ritrovato la sua giusta accezione positiva).

Ne abbiamo scritto in passato, escludendo al contempo l’ipotesi di un’ascesa di Berlusconi al Colle, ora affondata pubblicamente. E annotando anche come tale contesa contrapponga l’ipotesi neocon incarnata da Amato (con subordinate teocon in stile Gianni Letta), a quella atlantista della quale è espressione Draghi.

Uno scontro tra sodali antichi e accettati, dal momento che Draghi, che dalle scuderie di Goldman Sachs (nelle quali è di casa anche il più algido Gianni) spera di trasferirsi a quelle del Quirinale, ha incontrato sulla sua strada il suo gran maestro Giuliano (da non confondersi con l’altro Giulio, Tremonti, anche lui antagonista del tecno-finanziere, ma di tutt’altro segno).

E aggiungendo che, tra queste due ipotesi estreme, per l’Italia fosse preferibile quella del banchiere che vuol farsi nonno, sia per l’inanità della persona, che potrebbe fare meno danni dei suoi più attivi concorrenti (si ricordi come Amato abbia attinto ai conti correnti degli italiani in una notte buia), sia perché è preferibile un diligente funzionario dell’impero, che comunque risponde all’imperatore, che non figure consegnate all’oscuro Credo neocon, che tanti danni ha fatto nel mondo in questi decenni.

E però, proprio la bistrattata operazione scoiattolo – questo il nome del tentativo berlusconiano – sembra aver portato una variabile nuova in questo gioco al massacro (degli italiani). E forse era proprio questa la vera intenzione del Berlusca, che è meno sciocco di quanto ritengono i suoi irriducibili avversari, che in questi giorni quirinalizi hanno peraltro sgomitato per accattivarsene le simpatie.

L’operazione scoiattolo ha infatti sparigliato un po’ le carte nello schema rigido pre-costituito che vedeva l’Italia assestarsi in via provvisoriamente definitiva nella condizione servile nella quale l’ha precipitata il colpo di Stato di Mattarella (espressione che usiamo in modalità tecnica, dal momento che descrive la dinamica che ha visto un presidente della repubblica assumersi indebitamente il ruolo di tutore dello Stato italiano, dichiarando concluso un governo e istituendone un altro).

Tale spariglio ha dato via a un dibattito precoce e vivo tra i contrapposti schieramenti politici e sono iniziate a emergere altre candidature, diverse ovviamente da quella del Cavaliere, ma soprattutto dai soliti noti. Ciò sarebbe successo ugualmente, ovvio, ma quel che prima era ingessato per timore di ritorsioni, dopo tale mossa del cavallo, e del Cavaliere, è diventato libero dibattito e sono iniziate le manovre tese a cercare le indispensabili convergenze.

E sono iniziate a emergere candidature diverse dai soliti noti, tra cui anche figure  che potremmo definire italiane, nel senso che, almeno sulla carta, dovrebbero tener conto, per quanto possibile, anche degli interessi dei cittadini italiani oltre di quelli dell’impero e dei circoli neocon o della tecno-finanza.

Certo, è dura, anzi durissima, dal momento che gli ambiti atlantisti e neocon hanno tante frecce al proprio arco, come si è palesato con l’irruzione della magistratura nelle più riservate stanze del movimento Cinque stelle proprio a ridosso del voto. Ma esistono possibilità, seppur residue.

Avevamo concluso la prima nota dedicata al voto quirinalizio con le parole di Montale, “un imprevisto è la sola speranza”. Non resta che ribadirle e attendere.